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La disinformazione è come un virus: si annida nella libertà di informazione

Scrive Maurizio Ferrera sul Corriere della Sera – “Norberto Bobbio diceva che le democrazie sono case di vetro. I loro processi decisionali sono guidati da principi di trasparenza e legalità, la contesa per il sostegno degli elettori si svolge in una sfera pubblica aperta, ma disciplinata da regole ed eventuali sanzioni. In pratica, sappiamo che i vetri non sono sempre puliti. Ma se i pesi e contrappesi funzionano, ciò che succede all’interno delle case democratiche può essere osservato e controllato. La crescente aggressività dei regimi autoritari espone la natura aperta della democrazia a nuove minacce: la manipolazione delle informazioni dall’esterno. Le nuove tecnologie e l’intelligenza artificiale hanno facilitato la fabbricazione e diffusione di fake news per condizionare il cuore del processo democratico, le elezioni. In Europa la minaccia proviene principalmente dalla Russia. È un fatto documentato, tra cui il servizio Fimi dell’Unione europea. Le campagne di disinformazione colpiscono tutti i Paesi. Quelli della «vecchia» Europa dispongono ancora di vari anticorpi. Il ventre molle della Ue è il fianco est, quello dei Paesi ex socialisti, dove la democrazia ha vetri più vulnerabili alle infiltrazioni. Le elezioni slovene del 22 marzo sono state inondate da flussi disinformativi provenienti dal «corridoio balcanico». Le fake news sono confezionate a Mosca e amplificate da fonti conniventi, poi adattate al contesto del Paese-bersaglio. Il flusso di disinformazione è volto a sollecitare risentimento verso la Ue e ad aizzare sentimenti nazionalistici. Il denominatore comune è l’inversione di responsabilità: la Russia è vittima, l’Occidente complotta, bisogna difendere la «democrazia» limitando la libertà. Le classi politiche democratiche sono al corrente, ma reticenti nell’informare l’opinione pubblica. Secondo il World Economic Forum la «guerra cognitiva» è tra i principali rischi globali. L’Unione europea si è mobilitata con lo «Scudo democratico europeo», ma servono sforzi nazionali. È ora che dai vetri si passi ai cristalli antiproiettile. La disinformazione è come un virus: si annida nella libertà di informazione e da lì attacca l’intero edificio. Non lasciamo che accada”.

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