Intrigo a Islamabad, l’Iran accusa: “Volevano abbattere il nostro aereo”
Ariel Piccini Warschauer.
Il clima tra Washington e Teheran si fa incandescente. Non più solo diplomazia di facciata, ma ombre di missili e sospetti di sabotaggio. La delegazione iraniana, di rientro dal Pakistan dopo lo storico (ma fallimentare) faccia a faccia con gli Stati Uniti, ha lanciato un’accusa pesantissima: “Siamo stati sotto attacco”.
Il giallo del volo per Teheran
Secondo quanto riferito da Mohammad Marandi — accademico vicinissimo ai vertici del regime e voce internazionale di Teheran — il volo che trasportava i negoziatori iraniani sarebbe finito nel mirino di una “minaccia urgente”. Marandi, parlando ai microfoni della libanese Al-Mayadeen, ha confermato che la delegazione ha dovuto cambiare rotta in tutta fretta dopo aver ricevuto conferme di un attacco imminente.
“Ci avevano avvertito del pericolo già all’andata, ma al ritorno la conferma è stata totale: eravamo un bersaglio”, ha dichiarato Marandi.
L’aereo, invece di procedere verso la capitale, avrebbe effettuato una manovra d’emergenza atterrando a Mashhad, per poi far proseguire i delegati via terra. Un episodio che trasforma un tavolo negoziale già in salita in un vero e proprio scenario da guerra fredda.
Doppio gioco iraniano: “Trattiamo ma ci riarmiamo”
Ma è ciò che accade dietro le quinte a preoccupare l’Occidente. Se da un lato l’Iran siede al tavolo per discutere il cessate il fuoco, dall’altro non nasconde il suo disprezzo per la controparte. “Non ci fidiamo degli Stati Uniti”, ha rincarato Marandi, definendo Washington “ingannevole per natura”.
La strategia di Teheran è chiara: la diplomazia è solo un paravento. Mentre i diplomatici discutono a Islamabad — nel primo incontro di questo livello dalla rivoluzione del 1979 — le fabbriche di armi del regime lavorano a pieno ritmo. “Siamo impegnati a prepararci per il prossimo round di guerra”, è il monito che arriva dall’Iran. Una conferma inquietante che il regime sta sfruttando il tempo dei negoziati per rimpinguare gli arsenali e rafforzare le proprie posizioni militari.
Un dialogo tra sordi
Nonostante la tensione e il rischio di un’escalation diretta, sembra che i team negoziali potrebbero tornare in Pakistan già questa settimana. Ma con quali prospettive? Se da una parte gli USA cercano di contenere l’incendio mediorientale, dall’altra Teheran sembra intenzionata a non cedere di un millimetro, convinta che solo il riarmo possa garantirle la sopravvivenza.
Il fallimento di questi colloqui non sarebbe solo un buco nell’acqua diplomatico, ma il preludio a una nuova, violentissima fase del conflitto. L’Iran ha già scelto la sua linea: il guanto di sfida è lanciato, e il tavolo di Islamabad somiglia sempre più a una trincea.





