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Eugenio Colorni per un’Europa libera e unita

Pagine Ebraiche pubblica una recensione sul libro Eugenio Colorni. Per un’Europ unita e libera di Massimiliano Coccia.

Altiero Spinelli, insieme al quale fu protagonista nella stesura e diffusione del Manifesto di Ventotene, scriverà di lui: «Eugenio è entrato nella politica per una vera passione, ma anche perché la severa educazione morale ebraica che aveva avuto lo portava ad avere ripugnanza in modo istintivo per quello che vi era di sporco del fascismo in tutte le sue manifestazioni esteriori: si può dire che non c’è antifascista della sua generazione che non lo abbia incontrato». Eugenio è naturalmente Colorni, il filosofo e antifascista ebreo caduto alla fine di maggio del 1944 sotto i colpi della banda Koch mentre si avvicinava per Roma il giorno della Liberazione. A raccontarne la storia è il libro Eugenio Colorni. Per un’Europa libera e unita di Massimiliano Coccia, pubblicato dalla casa editrice Giuntina all’interno della collana “Vite di Rut”, in collaborazione con la Fondazione Rut e con una prefazione della senatrice a vita Liliana Segre. Del libro si parlerà giovedì 4 giugno alle 18.30 al Maxxi di Roma: introdurrà la serata Irene de Vico Fallani, responsabile del Dipartimento Orientamenti e Sviluppo del museo capitolino, e a seguire interverranno il presidente della Fondazione Pietro Nenni, Claudio Martelli, e i giornalisti Enrica Belli (Radio Rai) e Fabio Martini (La Stampa).

Il libro inizia dalla fine, cioè dall’assassinio di Colorni, maturato nella «fase più avventurosa e pericolosa della sua esistenza, quando la clandestinità diventa quotidianità e l’idea si fa azione», sottolinea Coccia, giornalista che si occupa di narrazione civile e politica e attuale conduttore del podcast “Quel che resta del giorno”. Colorni, arrestato dopo la promulgazione delle leggi razziste con l’accusa di “complotto ebraico”, mandato al confine prima a Ventotene e poi a Melfi, da dove fuggì per unirsi alla Resistenza, dopo la caduta del fascismo aveva fondato la Brigata Matteotti per dare l’assalto a Palazzo Venezia e da qualche mese operava, a rischio della vita, con il falso nome di Franco Tanzi. Con questo nome “incontrò” la squadraccia fascista che operava nell’area di piazza Bologna. Andando avanti nella lettura ecco apparire tutto il pregresso di una vicenda umana che «non è quella dell’intellettuale che occasionalmente si presta alla militanza, né del militante che si costruisce un armamentario dottrinario di supporto», chiosa Coccia, quanto «la manifestazione di un pensiero che nasce già politico e di una pratica politica che non smette mai di interrogare le proprie premesse». In questo senso si inserisce l’esperienza di Ventotene, un’isola che salva «nonostante nell’arco della sua storia sia stata un luogo di carcerazione e di confino» fin dall’epoca romana, guarendo e promettendo un futuro «anche quando tutto sembra perduto». A quel futuro del quale Colorni contribuì a gettare le basi allude anche la senatrice Segre, definendolo un patriota non solo italiano ma europeo e tra le figure di riferimento di una stagione che, dalla Resistenza, alla Costituente, alla Costituzione, «avrebbe tracciato per il nostro Paese la via della libertà, della democrazia, della giustizia, della pace». Aiutano a coglierne la grandezza alcuni documenti pubblicati in appendice al testo, tra i quali alcune lettere di Colorni a Spinelli, una lettera ai “federalisti di Ventotene” del maggio-giugno 1943 e la prefazione al Manifesto per un’Europa libera e unita scritto da Spinelli ed Ernesto Rossi del gennaio del 1944. Tra le citazioni scelte dall’autore c’è anche un toccante ricordo di Ursula Hirschmann, compagna di vita di Colorni e madre delle loro tre figlie Silvia, Renata ed Eva: «Rideva in faccia alla morte e morì da eroe. La sua storia merita di essere scritta soprattutto per ricordare che la qualità più commovente dell’eroe resta sempre la sua innocenza».

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