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Enzo Balocchi, il senese della Torre che ha fatto tutto ma non riuscì a diventare presidente del Monte dei Paschi

Stefano Bisi.

“Se non sono balocchi a Natale, saranno Balocchi alla Befana”. Ma anche quella volta, erano le festività a cavallo tra il 1977 e il 1978, andò male ed Enzo Balocchi, che era stato deputato del Monte dei Paschi dal ‘64 al ‘68 e aspirava alla presidenza, dovette “accontentarsi” di altri incarichi di rilievo nei quali ha dimostrato la sua competenza, da presidente della Banca Toscana a consigliere di amministrazione della Rai, da consigliere comunale a deputato al parlamento per la Democrazia Cristiana, il partito che aveva fondato il 3 luglio del 1944 in una stanzetta di via dei Fusari, a pochi metri dal duomo. Oggi una targa ricorda quel fatto storico. Nel mio libro “Facce da Monte” edito da Betti ho raccolto alcune testimonianze su Enzo Balocchi, soprattutto da chi lo rispettava con la stessa tolleranza che mostrava nei confronti di chi non la pensava come lui.

Senese doc, amante appassionato della città dove era nato il 20 novembre del ‘23 e dove morì il 16 febbraio del 2007, non poteva che essere contradaiolo, della Torre di cui diventò priore e mostrò molta attenzione ai protettori che vivevano lontano dal centro storico e dovevano essere coinvolti nella vita del rione. Capace di parlare ai giovani è stato docente di diritto amministrativo all’università, allievo di Mario Bracci, insieme a Giovanni Grottanelli de’ Santi. Apparteneva all’Azione cattolica e quando Vittorio Bachelet, che ne era stato presidente nazionale e a quel tempo vicepresidente del Csm, il 12 febbraio 1980 venne ucciso dalle Brigate Rosse nelle scale della facoltà di Giurisprudenza a Roma, chiamò a Siena come sua assistente Rosy Bindi, che aveva assistito in diretta all’assassinio del suo maestro. Anche in questo caso Balocchi dimostrò la sua sensibilità, come faceva ogni giorno all’uscita dalla facoltà di piazza San Francesco quando un’anziana poverissima lo aspettava per ricevere un gesto di carità.

Si deve molto a Balocchi se Siena ebbe la legge speciale, la numero 3 del 3 gennaio 1963 che poi venne adeguata grazie alla sua competenza. In consiglio comunale, da capogruppo dc, fece comprendere ai colleghi, in particolare al sindaco socialista Ugo Bartalini, la grande importanza della legge speciale per la salvaguardia del carattere storico, monumentale, artistico, e per il risanamento urbanistico della città. 

“Un figlio di Siena” come ha detto l’arcirozzo Alfredo Mandarini nella serata di affetto organizzata nella sala degli Specchi dell’Accademia dei Rozzi nel centenario della nascita. L’iniziativa venne promossa dall’ateneo di cui era stato docente. Nei corridoi di San Francesco passava da un colloquio all’altro, incontrava lo storico Mario Delle Piane, con lui al Monte dei Paschi dal ‘64 al ‘68, e il giovane Antonio Cardini dell’Oca, lo storico che sarebbe diventato preside di Scienze politiche, e poi Giovanni Buccianti, docente di Storia dei trattati e politica internazionale, con il quale era molto amico. “Una luce” così lo ha definito Giovanni Buccianti nella cerimonia del centenario. Per gli studenti la porta del suo studio era sempre aperta. In un periodo in cui molti senesi criticavano l’espansione dell’università che, secondo loro, toglieva le case a chi era nato sulle lastre, mi disse: “La bellezza e la forza di questa città sono gli studenti. E’ bello ascoltarli quando camminano nelle nostre strade in un arcobaleno di inflessioni dialettali”.

Le amicizie e la stima superavano i confini delle ideologie politiche. Roberto Barzanti, ad esempio, che è stato sindaco comunista e poi assessore regionale ed europarlamentare, a dieci anni dalla scomparsa di Balocchi scrisse: “Il suo attivo contributo alla vita politica e culturale di Siena, e non solo, è tuttora ben vivo. Con Enzo ho sempre avuto un rapporto di grande cordialità e di franca amicizia. Innumerevoli sarebbero le occasioni da rammentare e ripercorrere con il dolore che insorge quando si tenta di resuscitare momenti significativi del passato. Che si ripresentano vivi e pulsanti, e ne avverti con nostalgia l’irrevocabile lontananza. Il mio primo incontro con Enzo fu ad un colloquio promosso dalla Giac (Gioventù Italiana di Azione Cattolica). Frequentavo il liceo classico. Alcuni compagni di scuola intervennero per criticare le (supposte) discriminazioni attuate nei loro confronti dai professori di sinistra. Enzo, concludendo, disse che conosceva troppo bene i docenti del Piccolomini per ritenere fondate le lamentele. E all’indomani, aggiunse, si sarebbe scusato con loro delle ingiustificate critiche formulate”. 

“Balocchi – aggiunge Barzanti – incarnava in quegli anni, nello spicchio di Siena conservatore e/o clericale, un felice spirito anticonformista d’impianto fiorentino-lucchese: don Paoli, La Pira e sullo sfondo Maritain, Mounier, nella Dc Nicola Pistelli e la corrente della Base con il sofisticato ‘Politica’. Quando sono stato sindaco ho avuto con Enzo una collaborazione continua. Era un po’ l’ambasciatore del Comune presso Fanfani, e non solo. Potrei fare un lungo elenco di iniziative o sollecitazioni insieme sostenute nell’interesse della città, al di sopra di ogni stupida faziosità. Dissentivamo sovente sui temi generali ma non cedevamo alle maliziose polemiche. Anche quando le sue posizioni si indurirono il nostro colloquio proseguì con la simpatia degli anni giovanili”. Ricordare per non dimenticare.

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