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Droni a fibra ottica su Gaza, così Hamas sfugge al monitoraggio israeliano

Ariel Piccini Warschauer.

Non c’è frequenza radio da disturbare, non c’è segnale wireless da intercettare. L’ultima evoluzione della minaccia aerea nel cielo di Gaza viaggia su un filo invisibile, sottilissimo e letale. Secondo quanto appreso da fonti del Comando Meridionale delle Forze di Difesa Israeliane (IDF), Hamas sarebbe ormai in possesso e farebbe uso di droni FPV (First Person View) guidati tramite fibra ottica, una tecnologia speculare a quella già impiegata con successo da Hezbollah lungo il fronte settentrionale in Libano.

La conferma che arriva dai vertici militari israeliani è di quelle che pesano: nonostante gli sforzi congiunti, la cooperazione internazionale e i mesi trascorsi dal massacro del 7 ottobre, l’esercito ammette che non esiste ancora una soluzione tecnologica completa per intercettare questa tipologia di velivoli.

Il punto di forza di questi droni risiede proprio nel loro “cordone ombelicale”. A differenza dei droni convenzionali, che si affidano a onde radio per ricevere comandi e trasmettere immagini – rimanendo così vulnerabili ai sistemi di disturbo elettronico (jamming) di Israele –, i droni a fibra ottica srotolano dietro di sé un cavo d’alta precisione durante il volo.

I vantaggi tattici per le milizie di Hamas sono devastanti: I sistemi di disturbo radar e di radiofrequenza israeliani risultano del tutto inefficaci.

L’operatore riceve immagini nitidissime in tempo reale, permettendo di guidare il drone con precisione chirurgica fin dentro le finestre degli edifici o all’interno di bunker.

La ridotta tracciatura radar di questi piccoli velivoli li rende quasi invisibili prima dell’impatto.

«Dobbiamo essere pronti a scenari complessi che combinino l’uso di droni ad ala fissa, alianti e sbarramenti di razzi», ha spiegato un alto ufficiale del Comando Meridionale, pur precisando che, al momento, non vi sono indicatori di un’imminente escalation coordinata su larga scala con queste specifiche armi.

Le indagini dell’IDF sul fallimento d’intelligence e di difesa del 7 ottobre stanno portando alla luce dettagli inquietanti. Hamas non avrebbe improvvisato: l’ondata di attacchi che ha letteralmente “acciecato” i sistemi di sorveglianza della Divisione Gaza nel giorno del pogrom sarebbe stata eseguita proprio grazie all’uso pionieristico di questi droni a fibra ottica.

I droni sarebbero stati contrabbandati nella Striscia di Gaza con il supporto logistico dell’Iran e il know-how tattico di Hezbollah. Quest’ultimo ha perfezionato l’uso di tali tecnologie nei teatri di guerra siriano e ucraino, dove i droni guidati dal filo sono diventati il terrore dei mezzi blindati russi m. Sebbene l’apparato di sicurezza israeliano fosse a conoscenza dello sviluppo di questa tecnologia all’estero, l’efficacia e la precisione del loro impiego sul campo da parte di Hamas hanno colto di sorpresa i comandi militari di Tel Aviv.

Mentre il Ministero della Difesa israeliano e le aziende tecnologiche della Silicon Wadi sono al lavoro per sviluppare contromisure – che spaziano dai laser ad alta intensità a nuove reti di cattura cinetica –, la realtà sul campo impone prudenza.

Fonti militari confermano che, ad oggi, l’unica vera barriera contro questa minaccia non è cibernetica, ma procedurale: il rispetto rigoroso delle norme di mimetizzazione, il dispiegamento di coperture fisiche e la prontezza operativa dei soldati sul terreno. In attesa che la tecnologia israeliana trovi il modo di recidere quel filo invisibile che sta cambiando le regole del conflitto a Gaza.

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