Delitto di Garlasco, ennesima puntata con la richiesta della procura di una perizia psichiatrica per Sempio
Ariel Piccini Warschauer.
Il giallo di Garlasco si arricchisce di un nuovo, clamoroso capitolo che sposta l’asse delle indagini su un doppio binario: da un lato la mente dell’indagato, dall’altro la millimetrica ricostruzione scientifica degli ultimi istanti di vita di Chiara Poggi.
La Procura di Pavia ha ufficialmente disposto una consulenza psichiatrica nei confronti di Andrea Sempio, il giovane amico del fratello della vittima iscritto nel registro degli indagati dopo la condanna definitiva di Alberto Stasi. Una mossa formale ma dal forte peso specifico. Come spiegato in una nota ufficiale dal procuratore Fabio Napoleone, i magistrati intendono fare piena luce sulla personalità del ragazzo.
I consulenti nominati dal pm dovranno infatti valutare «l’eventuale sussistenza, in capo all’indagato, di condizioni patologiche idonee a incidere sulla capacità di intendere e di volere» al momento del delitto. Non solo: la perizia dovrà stabilire se vi siano disturbi significativi legati all’imputabilità e, elemento non trascurabile, valutare «l’eventuale configurabilità di una condizione di pericolosità sociale».
Mentre la Procura si concentra sul profilo psicologico, la difesa di Andrea Sempio passa al contrattacco sul terreno medico-legale, depositando una memoria che punta a scardinare la ricostruzione della pubblica accusa. Il nodo centrale è il tempo: quanto è durata l’agonia di Chiara Poggi in quella villetta di via Pascoli?
Secondo i consulenti della Procura, la dinamica della morte si sarebbe sviluppata in un arco temporale di circa 15-20 minuti. Una stima rigettata con forza da Sabino Pelosi, il medico legale nominato dai legali di Sempio. Secondo Pelosi, dopo la furiosa aggressione Chiara è sopravvissuta per un periodo «molto breve, nell’ordine di pochi minuti». Nessuna agonia dilatata nel tempo, dunque, ma un’azione rapidissima e letale.
Il secondo punto di scontro totale riguarda i segni sul corpo di Chiara. Per il pm, la ragazza avrebbe tentato disperatamente di difendersi, come dimostrerebbero alcune lesioni. Una lettura che la difesa contesta apertamente: «Non viene ritenuta documentabile la lesività da difesa attiva o passiva» scrive Pelosi.
Secondo il perito della difesa, quelle ferite sarebbero in realtà superficiali, aspecifiche e perfettamente compatibili con gli urti, il trascinamento o lo scivolamento sui gradini della scala dove Chiara è stata ritrovata. «Le immagini disponibili non consentono una lettura affidabile» inquadra il medico legale, facendo notare come manchino del tutto quelle ferite profonde o quelle fratture agli arti superiori che ci si aspetterebbe da chi tenta di fare scudo con le braccia contro i colpi inferti con un corpo contundente pesante, come un martello.
La difesa propone quindi una narrazione del tutto diversa da quella degli inquirenti: una sequenza omicidiaria decisamente più breve e brutale, caratterizzata dal trascinamento della vittima e da una precoce perdita di conoscenza di Chiara già dopo le prime martellate al capo. Un’azione fulminea che, secondo i legali del giovane, mal si concilia con l’ipotesi di una prolungata colluttazione o di una lucida tentata fuga della vittima tra il telefono e le scale.
Il giallo di Garlasco, a distanza di anni, si gioca ancora una volta sul filo dei minuti e dei dettagli scientifici. Da una parte i pm che cercano di capire chi fosse Andrea Sempio quel giorno d’agosto; dall’altra una difesa arroccata sui dati anatomopatologici per dimostrare che i conti della Procura, semplicemente, non tornano





