Choc a Torino, il padre insegna al figlio a calpestare la bandiera di Israele
Ariel Piccini Warschauer.
Piazza Castello, cuore nobile di Torino, si trasforma nel teatro di una scena che lascia poco spazio all’immaginazione e molto alla rabbia. Non sono solo le scritte sui muri o l’imbrattamento del suolo a far notizia, ma un video che ritrae quello che molti definiscono un vero e proprio “addestramento all’odio”. Un padre prende per mano il proprio figlio, poco più che un bimbo, e lo guida sopra la bandiera d’Israele, invitandolo a calpestarla con rabbia e disprezzo.
L’educazione all’odio
La denuncia arriva via social da Antonino Maria Lo Grasso, che pubblica il fotogramma del momento incriminato. Le sue parole sono un atto d’accusa che scuote la città: «Non è intelligenza artificiale, è una promessa di odio avvenuta nel pieno centro di una città italiana». È il ritratto di un’Italia che sembra aver smarrito la bussola dei valori minimi di rispetto e convivenza, dove il conflitto mediorientale viene importato nelle nostre piazze e somministrato a chi non ha nemmeno l’età per capire.
Un gesto disgustoso nel modo, ma brutale nel significato, che avviene proprio mentre i presidi delle associazioni pro-Israele finiscono nel mirino di atti intimidatori.
Una città fuori controllo
Ma il dito è puntato anche contro l’amministrazione comunale guidata dal centrosinistra. Lo Grasso non usa mezzi termini per descrivere lo stato di abbandono del capoluogo piemontese: «Per un Comune che non è in grado di tenere in piedi un palo della luce, questa è la dimostrazione plastica della sua incapacità di costruire la pace».
Mentre Torino cade a pezzi tra incuria urbana e insicurezza, le piazze diventano zone franche dove tutto è concesso, anche indottrinare le nuove generazioni al disprezzo verso uno Stato sovrano e un intero popolo.
Il silenzio dei “buonisti”
Ciò che fa più male, però, è il silenzio assordante di chi, a sinistra, è sempre pronto a gridare al “pericolo fascista”, ma si volta dall’altra parte quando in piazza si calpestano i simboli di una democrazia alleata e di un Paese dall’olocausto. Quello che è accaduto sabato 18 aprile non è libertà di opinione, è l’istituzionalizzazione dell’odio politico.
Torino si risveglia con una ferita in più e una certezza in meno: se la pace si costruisce partendo dai bambini, il futuro che si sta disegnando sotto la Mole è decisamente oscuro.





