Seconda metà di giugno intensa per le banche, si riuniscono i consigli di Bpm e Monte dei Paschi
Firstonline pubblica un articolo per descrivere un intenso fine giugno per alcune banche. “Tutte le strade portano a Siena”, diceva qualche settimana fa il ceo del Monte dei Paschi Luigi Lovaglio (nella foto). Difficile dargli torto con il senno di poi. Per le banche coinvolte nel risiko bancario si preannunciano settimane – mesi – di fuoco. Si parte martedì 16 con il cda di Banco Bpm e la chiusura ufficiale dell’offerta di Unicredit su Commerz (che però potrebbe slittare al 3 luglio) e si finisce a fine anno, termine entro il quale dovrebbe chiudersi l’opas lanciata da Intesa Sanpaolo su Mps. In mezzo, a sconvolgere ulteriormente gli scenari, potrebbe succedere qualsiasi cosa.
Dopo la proposta di nozze tra pari – o la lettera d’amore, come l’ha definita Carlo Messina – inoltrata domenica scorsa al Monte dei Paschi da Banco Bpm e l’offerta da 30,6 miliardi di euro lanciata poche ore dopo da Intesa Sanpaolo (supportata da Unipol), martedì 16 giugno Banco Bpm riunisce il cda. Ufficialmente la riunione era in calendario da tempo. Ufficiosamente l’amministratore delegato Giuseppe Castagna e i consiglieri del Banco cercheranno di trovare (se ci sono) possibili contromosse alla maxi opas di Intesa Sanpaolo. Pensare di competere con un’opas che mette sul piatto 3 miliardi di euro in contanti (oltre a 1,6 azioni Intesa per ogni azione Mps-Mediobanca) è impensabile. A meno che non si cerchi un aiuto esterno, un partner che possa dare una mano a fronteggiare il colosso bancario italiano che però ha già avvertito: se dovesse arrivare una controfferta da un competitor, Intesa “rimarrà in gara”.
Ciò che è certo è che Piazza Meda non è ancora pronta a gettare la spugna e a rinunciare al sogno del terzo polo. Sempre che nel frattempo non si muovano altri soggetti, ovvero Unicredit o il primo socio Crédit Agricole, e il Banco non si trasformi di nuovo in una preda del risiko bancario.
Il lunedì successivo si riunirà il cda del Monte dei Paschi, che secondo i rumors potrebbe anche essere anticipato alla settimana prossima. Il consiglio guidato da Luigi Lovaglio dovrà vagliare sia l’opas di Intesa che la proposta di Banco Bpm in vista di risposte ufficiali. La passivity rule scattata lunedì a causa dell’offerta di Ca’ de Sass limita le iniziative difensive,ma non impedisce alla banca di approfondire tutte le opzioni a disposizione. Anche se quella che passa da Piazza Meda sembra parte decisamente in salita. La passivity rule a cui è soggetta la banca senese implica che, per essere celebrate, le nozze tra pari dovrebbero essere approvate dalle assemblee straordinarie di entrambe le banche. Difficile credere che i principali azionisti di Siena, ovvero Delfin e Caltagirone, e i grandi fondi preferirebbero il merger of equals proposto dal Banco all’offerta a premio di Intesa, che anche il mercato nelle sedute di Borsa dell’ultima settimana ha dimostrato di apprezzare.
Nel frattempo il calendario dell’offerta che potrebbe ridisegnare gli assetti della finanza italiana è già in parte fissato. Dopo l’opas annunciata la settimana scorsa, entro la fine di giugno Intesa dovrà depositare il documento d’offerta. La legge concede infatti un termine di 20 giorni di calendario dalla data dell’annuncio, ovvero dall’8 al 28 giugno. Entro fine mese la banca guidata da Carlo Messina dovrà inoltre presentare le istanze e le comunicazioni necessarie per ottenere i via libera all’operazione della Bce, dell’Antitrust e dell’Ivass (per la parte che riguarda l’acquisizione indiretta delle Generali). Si arriva poi al 10 settembre, data in cui si terrà l’assemblea straordinaria dei soci chiamata a deliberare su un aumento di capitale da massime 5,7 miliardi di azioni a servizio dell’offerta. In parallelo dovranno essere gestiti altri due dossier importanti. Da un lato i rapporti con l’Antitrust, con la quale Intesa dovrà stabilire il numero esatto di filiali da cedere a Unipol per non superare i limiti (sono 635 le cessioni previste attualmente). Dall’altro si dovranno portare avanti i processi formali in circa 40 paesi che permetteranno alla Consob di approvare la pubblicazione del prospetto entro la fine di ottobre e di far partire il periodo di adesione entro novembre. L’obiettivo di Intesa è quello di chiudere l’opas entro fine anno e cedere a Unipol marchio e filiali nella seconda metà del 2027.
In questo contesto, Unicredit è impegnata oltre confine nella scalata a Commerzbank. Le adesioni all’offerta sono all’11,86% del capitale, una quota che si aggiunge al 26,77% già in possesso di Piazza Gae Aulenti. La partecipazione diretta sale dunque al 38,64% di Commerz. Sommando anche i derivati (+13,19%) e gli altri strumenti a regolamento fisico 3,22%) si arriva al 55%. L’offerta si concluderà ufficialmente il 16 giugno, ma Unicredit ha già fatto capire di voler sfruttare anche il periodo supplementare: con ogni probabilità la chiusura slitterà al 3 luglio, data entro la quale Piazza Gae Aulenti potrebbe mettere nel mirino anche la maggioranza qualificata dei due terzi di Commerz per controllare più saldamente la banca.
Non è detto che in Italia Andrea Orcel decida però di restare alla finestra. Il banchiere potrebbe infatti valutare la sua posizione di mercato nel nostro Paese, magari proprio tornando a guardare nella direzione di Banco Bpm dopo il tentativo di acquisizione naufragato lo scorso anno a causa delle ingerenze del governo. Senza dimenticare la quota dell’8,8% delle Generali che, nel caso in cui l’offerta di Intesa su Mps andasse in porto, potrebbe aprire la tanto auspicata coabitazione con Intesa Sanpaolo nel capitale della compagnia assicurativa. Messina, d’altronde, ha già mostrato segnali d’apertura: “Se Unicredit vuole proporre una partnership e Donnet è contento, io non mi oppongo. Non ho un atteggiamento negativo nei confronti di Generali e Unicredit, mi interessa la difesa della stabilità. Se altri possono realizzare operazioni con sinergie tanto meglio”, aveva detto lunedì ai giornalisti.





