Chi deve finanziare le Pmi, le tesi divergenti del ministro Giorgetti e del governatore Panetta
Il tema del finanziamento dei processi di crescita e innovazione del sistema delle piccole e medie imprese che costituiscono il nerbo dell’economia italiana, è ovviamente centrale per le Autorità di politica economica, scrive InPiù. Nei loro interventi all’Assemblea Annuale dell’Abi, il Governatore Panetta e il Ministro dell’Economia Giorgetti lo hanno affrontato: tuttavia con accenti molto diversi. Il Governatore, rivolgendosi al sistema bancario, ha rilevato come il credito si presti meno a finanziare progetti innovativi ad alto rischio: e che occorrono intermediari specializzati nel finanziamento dell’innovazione, come i fondi di private equity e di venture capital. Ha anche sottolineato come l’importanza di questi fondi non derivi soltanto dai capitali che essi mettono a disposizione ma anche (e anzi soprattutto) dal contributo di competenze gestionali e tecniche, nonché dal fatto che contribuiscano all’accesso a reti commerciali e finanziarie più ampie, così da ripensare prodotti, processi e organizzazione. E ha concluso che è la combinazione di capitale e competenze a determinare il successo di un progetto innovativo. Da questo punto di vista, il Governatore ha notato che in Italia sono state finora limitate le risorse destinate a sostenere la crescita dimensionale e la capacità competitiva delle imprese
Il Ministro ha affrontato il tema da un punto di vista opposto: “Perché parlare soltanto di venture capital in senso astratto – ha detto – e non capire che sono proprio le industrie piccole e medie ad essere il vero venture italiano”. Per il loro finanziamento – ha aggiunto – il canale bancario rimane ancora imprescindibile. Anticipando peraltro che il contributo pubblico al finanziamento delle Pmi è destinato a ridursi e a diventare molto più selettivo, limitato alle situazioni a fallimento di mercato. In sostanza, il Ministro sembra guidato da una visione tutto sommato molto ottimista delle Pmi italiane, ritenendo che esse non abbiano bisogno di capitale di rischio e che alla fine siano in grado di trovare al loro interno le competenze gestionali e tecniche per favorire l’innovazione, mentre il Governatore ritiene che un contributo esterno di competenze, associato al capitale di rischio, sia necessario per il sistema. Si tratta di visioni e di strategie ovviamente piuttosto diverse, con diverse implicazioni per le prospettive sia del sistema creditizio che per quello delle imprese.





