I beni artistici della Banca Monte dei Paschi non si possono trasferire
Attorno al patrimonio artistico di Banca Monte dei Paschi tra opere, arredi e collezioni, negli anni si è costruito un sistema di tutela preciso, fatto di vincoli, decreti e collegamenti formali con la sede storica della banca. Un impianto poco conosciuto fuori dagli addetti ai lavori, ma decisivo per capire che cosa può e che cosa non può accadere a quei beni. A spiegarlo a La Nazione è Felicia Rotundo, storica dell’arte, già funzionario del ministero per i Beni culturali per 42 anni, che ha seguito direttamente una parte dell’istruttoria relativa ai vincoli. “Premesso che tutti i beni appartenenti alla Banca Mps acquisiti fino al 1995, cioè fino a quando la banca divenne Spa, erano già vincolati ope legis – spiega Rotundo –. Finché il Monte dei Paschi è rimasto istituto di diritto pubblico, tutte le opere e tutto il patrimonio al suo interno erano tutelati automaticamente per legge”.
Il passaggio a società per azioni però cambiò il contesto.
“La Soprintendenza si è preoccupata di mettere al sicuro il patrimonio mobile, cioè quello che può essere spostato, trasferito, alienato, con una serie di vincoli importantissimi, perché non riguardano solo le singole opere, ma i nuclei collezionistici. Quando c’è un vincolo di collezione, quella collezione non può essere smembrata in alcun modo: deve rimanere integra”.
Qual è il rapporto fra le opere e la sede storica della banca?
“Ci siamo preoccupati di collegare il patrimonio storico-artistico della banca alla sede storica di Mps. Vuol dire che quei beni, oltre a costituire una collezione, sono stati dichiarati pertinenziali alla sede storica della banca”.
Quali sono i nuclei di collezione interessati?
“Il primo è costituito dalle opere commissionate dal Monte Pio-Monte dei Paschi per le sedi storiche. Poi le raccolte più ampie: la collezione dei dipinti dal XIV al XIX secolo, le sculture, i disegni di Luigi Ademollo, i disegni di Cesare Maccari, la collezione Pacenti, l’arte del Novecento storico, i mobili e gli arredi degli uffici, la collezione numismatica”.
Quindi non solo i beni storicamente più antichi, con atti successivi.
“Si è affermato che era indispensabile procedere con atti di tutela su tutti i beni di interesse storico-artistico della banca. Un provvedimento del 2019 riguarda la collezione di opere d’arte di Mps e i nuclei artistici del XIX e XX secolo, quindi tutti i dipinti e le sculture presenti nella sede di Siena, compresi quelli acquisiti dalla Banca Toscana. Nel 2020 è stata la volta degli arredi e degli oggetti d’arte: arazzi, mobili, camini, stemmi, cofanetti, medaglie, monete, timbri, sigilli, copertine dipinte di volumi, disegni”.
Di che numeri parliamo?
“Gli arredi e gli oggetti d’arte vincolati sono 193. Le collezioni del XIX e XX secolo, quindi dipinti e opere del Novecento, sono 712 pezzi. Anche tutte le opere che sono alla Chigiana sono della Banca Monte dei Paschi. Sono vincolate, e sono circa 900 pezzi”.
Cosa accadrebbe in caso di incorporazione da parte di un altro soggetto?
“La banca ha l’obbligo, nel momento in cui cambia denominazione o diventa un’altra banca, di dichiarare che anche tutti i beni pertinenziali passano con essa, restando però a Siena. Non ci sono dubbi: devono rimanervi perché sono legati indissolubilmente tanto alla banca quanto alla città”.
E l’ipotesi, evocata da più parti, di trasferire almeno una parte del patrimonio in una sede museale esterna?
“Parliamo di circa tremila pezzi. Sono tantissimi. E sono legati ai palazzi. Le opere e gli arredi vivono anche perché sono distribuiti nei vari uffici. Anche quando si cambia ubicazione alle opere, in teoria bisognerebbe chiedere l’autorizzazione alla Soprintendenza”.
E sulla denominazione della banca?
““Anche sull’eventuale perdita del nome Siena avrei dei dubbi. Non credo che una modifica del genere possa avvenire in modo automatico. Come si passa dalla prefettura per cambiare l’intitolazione di una strada o di una piazza, così credo che anche una sede storica come quella del Monte dei Paschi di Siena richiederebbe una procedura e un’autorizzazione dello Stato”.





