Che cosa prevede la legge di bilancio 2026 per la previdenza complementare
Giampaolo Galli su InPiù scrive che la legge di bilancio 2026 ha apportato significativi miglioramenti alla previdenza complementare. I principali sono: l’adesione automatica dei neoassunti alla previdenza, salvo diversa volontà espressa dal lavoratore entro 60 giorni (un meccanismo un po’ più cogente del silenzio-assenso), e una maggiore flessibilità nelle modalità di erogazione delle prestazioni, alla luce del fatto che solo il 2% dei pensionati ha scelto la rendita vitalizia: si è dunque aumentata la quota che può essere erogata come capitale (dal 50 al 60%) e, soprattutto, si è stabilito che il pensionato può riscattare l’intera posizione nell’arco di 5 anni.
Secondo le proiezioni della Ragioneria Generale dello Stato, con questi e pochi altri cambiamenti, già a partire dal 2040 l’apporto dei fondi pensione dovrebbe consentire di raggiungere tassi di sostituzione netti più alti, rispetto alla sola previdenza obbligatoria, del 20% per i lavoratori autonomi e del 10% per i dipendenti privati. Un’ulteriore importante innovazione consiste nell’introduzione della portabilità del contributo datoriale. Questo significa che il lavoratore può scegliere se aderire al fondo negoziale della sua categoria o a un qualunque altro fondo fra quelli vigilati dalla Covip. Fino ad oggi, la libertà di scelta era solo teorica, perché i contratti di lavoro prevedevano che il contributo dell’azienda potesse andare solo al fondo negoziale. In sostanza, come sempre, concorrenza e libertà di scelta vanno a braccetto. E, come sempre, con la concorrenza può arrivare un po’ più di dinamismo e di efficienza in un settore fino ad oggi piuttosto statico. Basti pensare che solo il 27% dei lavoratori versa contributi a un fondo pensione. Purtroppo, i sindacati e le linee HR delle organizzazioni datoriali si sono messi di mezzo e hanno ottenuto un rinvio della norma sulla portabilità. Si spera che anche in questo settore alla fine prevalga chi vuole la concorrenza.





