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Cella 113, vivere e morire in carcere in un libro giallo

Giovanna Baldini.

Cella 113 di Lorena Melchiorre, Felici Editore, è un libro giallo, ambientato in un carcere, il carcere inesistente di Fossalto.

Gli amanti del poliziesco, declinato in ogni sua sfumatura – giallo, thriller, noir, horror, splatter.. – hanno conosciuto detective di ogni tipo. Sono poliziotti, carabinieri, magistrati, investigatori privati, giornalisti, conduttori televisivi di reti nazionali o di canali locali; anche medici di diverse specializzazioni si sono cimentati nell’indagine e nella soluzione di delitti. Mi viene in mente un’anatomopatologa, nata dalla fantasia di una nota scrittrice americana.

Di solito ognuno di questi eroi indagatori ha avuto nella sua vita passata un dolore insopportabile o ha subito un danno irreparabile o è segnato da una vicenda che lo ha cambiato per sempre. Spesso il fascino per l’investigazione e la conseguente soluzione del caso nasce nella mente dei protagonisti delle storie gialle  da un senso di colpa.

Il detective è perlopiù un uomo solitario: non ha affetti, è sempre in bolletta, lavora giorno e notte con poche gratificazioni; quando torna a casa trova il frigo vuoto perché si dimentica di fare la spesa.

Tra i protagonisti di queste imprese di carta, usciti dalla penna di scrittori diventati ormai celeberrimi – Malvaldi, Manzini, Robecchi, Simi…– sinora non si era mai dato che una poliziotta penitenziaria fosse investita dal comandate del carcere di indagare sulla morte sospetta di una detenuta.

È Laura Rinaldi la protagonista del libro Cella 113, agente dell’istituto penitenziario femminile di Fossalto.

L’intreccio è presto detto: una notte durante il consueto giro di ispezione la Rinaldi, assistente di polizia penitenziaria, scopre dentro la cella 113 il corpo senza vita di una detenuta. Sembrerebbe una morte per overdose e quindi un caso di facile soluzione, come ne accadono molti ormai nelle carceri italiane. Ma l’agente ha subito il sospetto che qualcosa non torni e comincia un’indagine che si allarga alla cella vicina, quella di una donna, la Malvò, da tutte temuta per il potere che esercita dentro e fuori dall’istituto penitenziario. Lei distribuisce cellulari, droghe e altro. Quindi tiene in pugno tutte le recluse che non possono fare niente contro di lei in un silenzio omertoso. La Malvò è davvero un personaggio opaco e impenetrabile nella sua negatività. Comanda da quando,giovanissima, finì in carcere. Una vita dolorosamente segnata da una famiglia violenta che ha cercato di dimenticare imponendosi sulle detenute, prone tutte, agli ordini di chi gestisce la sezione.

Anche Laura Rinaldi, però, è forte e decisa a far valere il rispetto della legge, spezzando la catena che tiene prigioniere le donne del Femminile. L’agente indaga accuratamente sulla vita privata della Malvò. Sfoglia tutti i fascicoli con i reati precedenti, le condanne e gli anni ancora da scontare. La vita della detenuta è ora nelle sue mani e può, alla fine, agire…

La scrittura procede con una sintassi spezzata. Periodi brevi o brevissimi. Frasi a volte di una sola parola o un solo verbo. Per tenere alta la tensione sia dei movimenti delle detenute sia dell’operato dell’assistente, cauta e precisa. Sino all’epilogo.

Il coraggio e la determinazione della Rinaldi, affiancata da Rita, una collega, fortemente motivata alla soluzione del suicidio/omicidio, spingono alcune recluse a parlare… E il Bene trionfa sul Male.

L’Autrice, alla sua prima esperienza di scrittura, si rivela profonda conoscitrice del mondo carcerario, un mondo difficile, e per molti aspetti sconosciuto ai più, e per questo interessante per i lettori. Non si può non ricordare che Lorena Melchiorre è stata per trent’anni agente di polizia penitenziaria e che il romanzo è la narrazione di molte esperienze vissute all’interno di un istituto di reclusione. L’atmosfera cupa, il severo rigore delle regole, le chiavi che aprono e chiudono i blindo delle celle; la diffidenza dei ristretti, il difficile rapporto tra custodi e custoditi … si sciolgono, a mio modesto parere, in un happy end precipite che, se consola il lettore, raramente si dà nella vita di ogni giorno.

Giovanna Baldini

Lorena Melchiorre, Cella 113, Felici Editore, Pisa 2026, p. 280, euro 16,00

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