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Banca Mps, previsioni difficili su che cosa può succedere da qui all’assemblea degli azionisti

Un dettagliato articolo di Andrea Greco su La Repubblica parla dell’irruzione della terza lista per il vertice di Banca Monte dei Paschi di Siena, rivale di quella del cda, in una settimana ha prodotto, nella saga per il potere sul polo che controlla Mediobanca e Generali, più effetti delle decine di sfinenti riunioni intavolate dall’inizio del 2026. 

Per La Repubblica ora può cominciare la sfida: tra Fabrizio Palermo, prescelto martedì dal cda uscente, e Luigi Lovaglio, fautore del rilancio ma poi detronizzato dai consiglieri, con il “visto” dei soci forti Delfin e Caltagirone. Si vota tra due settimane, ma è arduo fare pronostici: la lista uscente in partenza pare favorita, ma non va sottovalutato il legame costruito da Lovaglio con i fondi del mercato, padroni di circa metà del capitale e ancor più decisivi in un’assemblea che si annuncia a quorum ridotti. 

Comunque vada, il Monte avrà una governance meno compatta dell’attuale, grazie alla nuova Legge capitali che dà più spazio alle minoranze: e lo statuto Mps che l’ha da poco recepita lascia sette posti su 15 alle liste non vincitrici, a patto che aggreghino un 20% dei voti espressi. Poiché gli addetti ai lavori stimano un’affluenza ridotta al 50% circa – per il fatto che dovrebbero mancare Delfin (17,53%), il Mef (4,86%) e Banco Bpm (3,75%) – vorrebbe dire che le liste di Plt Holding e di Assogestioni si spartirebbero sette poltrone su 15 solo aggregando il 10% del capitale sociale. C’è tempo fino al 2 aprile, comunque, per registrare le azioni al voto, scrive il quotidiano fondato da Eugenio Scalfari.

La pubblicazione dei nomi di Plt Holding, sabato 21 marzo, è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Il fatto che a poche ore dai termini di legge siano spuntati 12 profili alternativi per il futuro vertice di Mps, tra cui l’ad Lovaglio indiscusso leader del rilancio iniziato nel 2022, ha configurato una classica “proxy fight”, la sfida all’ultimo voto tra liste rivali, e indotto il cda a rompere gli indugi, dando alla lista guidata dal presidente Nicola Maione un assetto più compatto e rifinito. Due scelte immediate sono seguite a mesi di tentennamenti: con la prima è stato selezionato un unico nome come futuro capo, impalmando l’ad di Acea (e già di Cdp) Fabrizio Palermo, che aveva ottenuto un punteggio più alto nell’analisi valutativa rispetto agli altri due papabili Corrado Passera (ex di Intesa Sanpaolo e Illimity) e Carlo Vivaldi (ex di Unicredit). 

Prosegue la ricostruzione del quotidiano: A latere, il cda ha anche ripubblicato in ordine di rilevanza i 20 nomi che vorrebbe vedere votati, che il 4 marzo aveva elencato in burocratico ordine alfabetico: dopo Maione, Palermo, Passera e Vivaldi seguono Alessandro Caltagirone (il cui gruppo detiene l’11,5%), la guida del comitato nomine Mps Domenico Lombardi, Paolo Testi, Paolo Boccardelli. Se la lista del cda sarà la più votata, questi otto nomi entreranno nel nuovo consiglio: ma se le minoranze non ottenessero il quorum in cui scatta il premio di legge, stimato nell’area 10%, la lista del cda metterebbe 10-11 nomi, lasciandone 4-5 alle minoranze. Tra l’altro i primi otto nomi della lista del cda sono tutti maschili, il che potrebbe non rispettare la legge sulle “quote rosa” che impone almeno il 40% per il genere meno rappresentato nei board delle quotate”.

La seconda mossa del cda senese, più sofferta, ha portato alla revoca delle deleghe conferite a Lovaglio, sospeso anche dalla carica di dg, affidando l’attività ordinaria al vice dg Maurizio Bai e il resto dei poteri al cda stesso. Lovaglio resta consigliere, ma il cda si è «riservato ogni più opportuna valutazione in ordine alla documentazione concernente la lista di Plt Holding, anche sulla conformità con la normativa societaria e regolamentare, avviando opportune interlocuzioni» con la vigilanza. A Siena si ventilano possibili criticità legate ai tempi brevi di inoltro della lista, alle scarse informazioni fornite alla Bce, e al fatto che Lovaglio, da mesi indagato per presunta azione di concerto sull’offerta Mediobanca insieme a Delfin e a Caltagirone, si trova un contenzioso aperto con Mps, e la sua “indipendenza di giudizio” potrebbe risentirne. Sarà comunque la Bce a stabilire l’idoneità di tutti i candidati, a partire dai due sfidanti, dice La Repubblica.

I primi pareri rilevanti per la contesa arriveranno dai proxy advisor, che influenzano il voto degli investitori istituzionali. Sono attesi a ore, e le scelte operate in settimana dal cda della banca li renderanno più definiti. Iss, Glass Lewis e i altri consulenti minori hanno materiale per fare le loro scelte: anche se non è detto che saranno univoche, data anche la farraginosità della legge Capitali, alla prova per la prima volta.

Le previsioni sono difficili da fare anche per autorevoli addetti ai lavori.

Nessuno, ad esempio, è in grado di prevedere come funzionerà il “premio” per le minoranze, anche perché ciascuna lista giunta seconda o terza, per avere rappresentanza, deve superare lo sbarramento minimo del 3%. Plt Holding parte dall’1,2% ma punta ai piccoli e medi azionisti privati, oltre che ai fondi del mercato; mentre la lista dei gestori, che propone tre nomi, potrebbe venire sacrificata, com’è spesso avvenuto nei casi di scontro tra due liste di maggioranza. 

Se, invece, Lovaglio prevalesse nel voto, Plt Holding piazzerebbe almeno otto nomi, poi si andrebbe alla ripartizione per quozienti con le altre due liste. In teoria potrebbe mettere anche tutti i suoi 12 nomi: ma perché ciò avvenga, la lista del cda dovrebbe prendere solo i voti di Caltagirone, quella di Assogestioni zero voti. L’ad appena esautorato tornerebbe in sella: ma la governance sarebbe più instabile, anche perché il cda non ricalcherebbe quello che da un anno è l’assetto dell’azionariato. Tra l’altro Caltagirone e Delfin avrebbero poteri di veto sull’assemblea straordinaria, e potrebbero bloccare la fusione con Mediobanca, di fresco annuncio e da votare nei prossimi mesi.

Insomma, il duello all’ombra di Sallustio Bandini è sempre più rovente.

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