Arezzo, Mister 20% ha deciso di non schierarsi al ballottaggio per il sindaco
Mister 20% e il campo largo: due rette parallele. Marco Donati (nella foto) e il Pd di Vincenzo Ceccarelli non si sono mai intersecati. A turni alterni hanno invocato le primarie di coalizione, per poi viaggiare separati a un primo turno che ha cristallizzato una città tripolare, coi progressisti costretti ad inseguire, sotto di 11 punti, il centrodestra di Marcello Comanducci al 43%. In una intervista a La Nazione ha spiegato perché ha deciso di non schierarsi.
Da escluso eccellente ad ago della bilancia al ballottaggio. Chi voterà?
“Ho lasciato ai miei elettori libertà di voto, dichiararmi equivarrebbe a schierarsi. Esprimerò il mio voto tenendolo riservato”.
La sua base civica le ha chiesto consiglio se votare a destra o a sinistra?
“Affatto, si muoverà liberamente”.
Perché restare altri 5 anni all’opposizione?
“È una questione di coerenza: il progetto delle nostre liste civiche è così cresciuto negli anni perché, sui temi, ha saputo coinvolgere cittadini che magari alle politiche o alle regionali propendono per i partiti. Alle amministrative abbiamo preferito rimuovere il nostro ruolo ingombrante lasciando spazio ai candidati rimasti di interpretare al meglio il nostro programma. Verrà il momento dell’analisi del voto puntuale, ma già posso dire di aver riportato alle urne sia chi aveva smesso, sia tanti giovani al voto per la prima volta, sia elettori di Lega o FdI, ma anche Avs o Pd che hanno scelto il disgiunto. Il mio elettorato è trasversale: civico, politico, giovane e femminile”.
Dietro al “nessuna indicazione” si è celato il timore della perdita di credibilità agli occhi dei suoi 9.300 elettori?
“Il loro rispetto, direi. Lo stesso accadde nel 2020 al ballottaggio tra Ghinelli e Ralli. Eppure potevamo anche in quel caso incidere, ma abbiamo sempre lasciato massima libertà. Oggi la speranza è che i candidati raccolgano i valori dei nostri programmi. Quando dico “rivolgetevi più agli elettori che a Donati“, è una risposta che va in quella direzione. Poi sì, a condizioni diverse potevamo pensare di aprire un ragionamento politico. Ma, come nel 2020, non sono mai maturate”.
E quali sarebbero state scusi?
“Se ci fosse stata maggior amalgama sui temi della città si sarebbe potuto pensare di fare ragionamenti più strutturali”.
L’offerta del campo largo: apparentamento formale in cambio di vicesindaco e posti in giunta. Vero o falso?
“È bene chiarire questo punto. Ci sono stati contatti e incontri più o meno formali con Ceccarelli, ma la prospettiva di un governo comune non si è mai aperta. Perché? Perché noi non abbiamo consentito che si aprisse. Il mio è stato un no garbato alla richiesta di affrontare insieme l’appuntamento del ballottaggio. Ma il ragionamento iniziato proprio non ha prodotto trattative o contropartite”.
Certo che col suo 20% avrebbe potuto, in caso di ribaltone al secondo turno, dettare l’agenda al centrosinistra e tenere la maggioranza sotto scacco al primo scossone, no?
“Questa è una valutazione che attiene più alle grandi strategie che alla politica. E, a rischio di sembrare ingenui, noi preferiamo la seconda alle prime”.





