”Abbiamo vinto e fermato l’atomica”, in perfetto stile Trump l’annuncio del presidente degli Stati Uniti
Ariel Piccini Warschauer.
Un annuncio in pieno stile Trump, diretto, dirompente, capace di azzerare in pochi minuti mesi di tensioni geopolitiche e di incendiare le cancellerie europee. “Abbiamo messo fine alla guerra con l’Iran. Hanno accettato di non dotarsi mai di armi nucleari, una condizione su cui abbiamo insistito. Era proprio questo l’obiettivo, era il 95% della questione”.
Donald J. Trump sceglie la platea di un comizio virtuale a sostegno di Burt Jones, vicegovernatore della Georgia, per sganciare la bomba diplomatica. L’accordo con Teheran non sarebbe solo vicino, ma “praticamente fatto”. E la linea di Washington, a sentire il Tycoon, è passata senza sconti: “Abbiamo ottenuto tutto quello che volevamo”.
Il G7? “Irrilevante”
Se a livello internazionale la notizia della rinuncia di Teheran all’atomica rappresenta una svolta epocale, è nel retroscena diplomatico che Trump assesta le sue stoccate più dolorose. In una conversazione telefonica, il presidente statunitense ha liquidato con parole durissime il ruolo degli alleati occidentali. Il G7 e l’Europa? “Irrilevanti”, tagliati fuori dai giochi che contano. “Non avevamo bisogno del loro sostegno. Abbiamo vinto la guerra da soli, non avevamo bisogno del loro aiuto”, ha ribadito con la consueta postura da America First.
I dettagli operativi, intanto, corrono veloci sull’asse Washington-Europa. I media americani riferiscono di ben quattro aerei militari C-17 statunitensi decollati con materiali logistici per preparare il terreno. La firma di un “memorandum d’intesa” storico potrebbe arrivare già nel fine settimana a Ginevra. Trump ha però chiarito che non sarà presente di persona: a siglare il documento ci sarà il suo vicepresidente, JD Vance. Subito dopo, ha promesso il capo della Casa Bianca, verrà riaperto lo Stretto di Hormuz, ponendo fine al blocco navale.
Frenate e scetticismo
Nonostante il trionfalismo di Washington, la prudenza è d’obbligo. Da Teheran filtrano notizie contrastanti: dopo le prime smentite dei media vicini ai Pasdaran, fonti governative hanno ammesso che il testo sul tavolo ricalcherebbe le proposte iraniane e che la Guida Suprema, l’Ayatollah Khamenei, avrebbe dato un sostanziale via libera, pur precisando che non si è ancora giunti a una “conclusione definitiva”.
Anche Israele si muove felpato. Il primo ministro Benjamin Netanyahu, sentito al telefono da Trump prima dell’annuncio, ha espresso “apprezzamento” per la fermezza del leader americano, pur tenendo a precisare che lo Stato ebraico non è formalmente parte dell’intesa e continuerà a vigilare sulla propria sicurezza.
Resta il fatto che, se l’accordo dovesse reggere, Trump incasserebbe il successo politico più importante del suo mandato, dimostrando ancora una volta di preferire lo scontro frontale e il negoziato bilaterale e solitario ai lenti e felpati canali della diplomazia multilaterale. L’Europa, per ora, resta a guardare dietro la finestra.





