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L’ulivo e l’olio

Roberto Pizzi.

La storia dell’ulivo e delle sue caratteristiche è profondamente legata a quella dell’umanità; nelle origini del prezioso olio extravergine d’oliva, prodotto di questa pianta, storia e mitologia si intrecciano strettamente, fino a confondersi. L’ ulivo  comparve per la prima volta, probabilmente 6.000 anni fa, nell’Asia occidentale, e si diffuse nell’intera area mediterranea, dove il suo culto fu consacrato da tutte le religioni.

Fin dai tempi più remoti fu considerato un simbolo trascendente di spiritualità e sacralità. Sinonimo di fertilità e rinascita, di resistenza alle ingiurie del tempo e delle guerre, simbolo di pace e valore, l’ulivo rappresentava nella mitologia, come nella religione, un elemento naturale di forza e di purificazione.
Probabilmente il suo habitat originario fu in Siria, paese dal quale fu  facile il suo trapianto in Grecia dove trovò inaspettata fortuna ed una applicazione che lo rese, poi, indispensabile ai popoli antichi del Mediterraneo.

A conferma della millenaria storia dell’ulivo ricordiamo come la tradizione pone di fronte all’antica Gerusalemme il “Monte degli Ulivi”, o come la bellezza di questa pianta sia cantata spesso nell’ “Antico Testamento”. Nella tradizione cristiana, da secoli, viene usato olio d’oliva per la celebrazione di alcuni Sacramenti: Cresima, ordinamento sacerdotale, Estrema Unzione. Ed è un rametto di ulivo benedetto che viene distribuito a tutti i fedeli la Domenica delle Palme, in ricordo della Resurrezione e come simbolo di pace.
Nell’antica Grecia agli Ateniesi vincitori venivano offerte una corona di ulivo ed un’ampolla d’olio. Sappiamo che l’ulivo, ad Atene, fu sacro alla dea Athena e costituisce fatto indubbiamente interessante che esso sia stato considerato sacro da molte  popolazioni e forse non soltanto per il suo apporto calorico, ma per la sua stessa natura di pianta resistente e longeva.
Nei tempi antichi l’olio spremuto dalle olive non era soltanto una risorsa alimentare; era usato anche come cosmetico e come coadiuvante nei massaggi.
Inoltre gli atleti, in particolare coloro che si dedicavano alla lotta, usavano cospargere i muscoli di purissimo olio, sia per il riscaldamento degli stessi, sia per contrastare la presa degli avversari. 

Gli antichi Romani coltivarono l’ulivo a partire dal 580 a.C. e  ne fecero un grande uso. Nella loro praticità,  consideravano l’olio d’oliva come mercede da esigere ai vinti, per poi  commerciarlo e  consumarlo.

Coi ramoscelli di ulivo realizzavano corone con le quali premiare i cittadini più valorosi, o per festeggiare gli sposi il giorno delle nozze e onorare i morti che venivano inghirlandati per  essere stati vincitori nelle lotte della vita umana. A Roma, l’ulivo era dedicato a Minerva ed a Giove.

Nell’area islamica molte leggende fanno riferimento all’ulivo e al suo prodotto; si ricorda la storia di Ali Babà e i 40 ladroni nascosti negli otri che dovevano contenere l’olio.
Nelle culture occidentali la parola olio può sicuramente essere ricondotta alla parola latina oleum e alla greca elaion.

L’olio di oliva è giunto sino ai nostri tempi attraverso il Medioevo, per opera di alcuni Ordini religiosi, fra cui in particolare i Cistercensi e i Benedettini devoti al credo della preghiera e del lavoro, i quali persuadevano i contadini a non abbandonare le terre, ma a dedicarsi a colture redditizie, quali l’ulivo.
Il grande animatore dei Cistercensi fu Bernardo da Chiaravalle, detto: “l’ultimo dei padri della Chiesa”. 

Nell’uso quotidiano dell’Europa, l’olio d’oliva condivideva il mercato continentale con 

lo strutto, il lardo,  il burro, l’uso del quale caratterizzava la cucina dei ricchi. Gli uomini del Mediterraneo, costretti a vivere o a emigrare in quei paesi stranieri, se ne lamentavano, giudicando il burro atto a moltiplicare il numero dei lebbrosi. Tanto che il ricco cardinale d’Aragona, in viaggio per i Paesi Bassi nel 1516, aveva cura di farsi accompagnare dal proprio cuoco e di trasportare nei propri bagagli una quantità sufficiente di olio d’oliva.

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