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L’illusione del calcio perfetto, dietro un errore non c’è sempre un complotto

Il direttore Claudio Cerasa sul Foglio prende spunto dalle polemiche arbitrali e dalle accuse rivolte a Rocchi per criticare quella che definisce l’“illusione del calcio perfetto”: l’idea che esista un calcio senza errori, immune da imperfezioni, e che ogni sbaglio debba necessariamente nascondere un disegno, un sospetto, un complotto. È questa pretesa di perfezione, secondo Cerasa, ad alimentare una cultura tossica del sospetto. L’autore osserva che gli errori arbitrali — anche gravi — fanno parte strutturale del gioco e non possono essere automaticamente trasformati in prove di malafede. Le accuse a Rocchi, scrive, sono “da dimostrare”, mentre gli errori del Var sono sotto gli occhi di tutti: il problema è tecnico, umano, persino culturale, ma non per questo criminale. Confondere errore e complotto produce una deformazione pericolosa dello sguardo. Per Cerasa il nodo non è solo calcistico. Nel bisogno di attribuire ogni episodio controverso a una trama occulta si riflette una pulsione più generale: l’incapacità di accettare il limite, l’imperfezione, il caso. Da qui nasce il complottismo, che nel calcio trova un terreno ideale perché trasforma la frustrazione in narrazione morale, gli errori in colpe, gli arbitri in nemici. Il direttore del Foglio polemizza così con un certo racconto mediatico e tifoso che esaspera ogni episodio, trasforma ogni svista in scandalo e rende impossibile distinguere tra critica legittima e paranoia. Il rischio è che la ricerca ossessiva della perfezione produca esattamente il contrario: non più fiducia nelle regole, ma delegittimazione continua di chi le applica. Il punto, sostiene Cerasa, non è assolvere gli errori arbitrali, ma rifiutare che ogni errore diventi automaticamente indizio di manipolazione. Perché quando il calcio smette di tollerare l’imperfezione e pretende purezza assoluta, si apre lo spazio del sospetto permanente. La conclusione è che l’illusione del calcio perfetto non migliora il calcio ma alimenta il complottismo: una cultura che, dietro la richiesta di giustizia assoluta, finisce per corrodere il senso del gioco, il rapporto con la realtà e, in fondo, la fiducia stessa nelle istituzioni sportive.

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