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L’(ab)uso del civismo alle elezioni comunali, centinaia di candidati in Toscana

Il Quotidiano Nazionale intervista il politologo Alessandro Chiaramonte sulle elezioni comunali in Toscana e il proliferare di liste civiche. L’assunto d’ordinanza in piena Terza Repubblica per i partiti è l’(ab)uso del civismo quando spira il vento delle Comunali. Domanda: non è che la proliferazione all’estremo di candidati a sindaco civici e liste collegate non diluiscano troppo l’offerta elettorale? C’è o no un effetto distorsivo, per non dire confusionale, dell’elettore medio che farà lo sforzo di chiudersi in cabina a barrare la x? Certo è che il 24 e 25 maggio assisteremo alla carica dei candidati. Centinaia e centinaia di aspiranti tra politici e civici, una folla congegnata per allargare il consenso. Una tornata amministrativa che si presenta come antipastone delle politiche ’27, l’occasione per la Toscana su tela di cambiar colore.

Tre piazze contendibili, su tutte, dal peso specifico non indifferente (Arezzo, Pistoia e Prato), tra possibili ribaltoni e conferme. L’ex assessore regionale Vincenzo Ceccarelli e il prof progressista Giovanni Capecchi insidiano maggioranze di centrodestra uscenti. Guidate ad Arezzo da Marcello Comanducci, in discontinuità alle giunte Ghinelli, e in continuità alle legislature Tomasi con Anna Maria Celesti a Pistoia. E proprio Arezzo, con Viareggio, corrobora la tesi della proliferazione elettorale. Con 6 candidati a sindaco (5 senza tessere), 18 liste (di cui 9 civiche) e 519 aspiranti consiglieri. E con altrettanti 6 candidati per 19 liste e 430 in lizza per il parlamentino della Versilia. Prato fa mondo a sé. Da un lato FdI punta all’alternanza col candidato bandiera Banchelli, contro un Pd che pur di non perdere ha bussato per la terza volta alla porta di Matteo Biffoni. Massima resa minimo sforzo? Chissà.

Comunali alle porte, liste depositate, civismo che prolifera. Dentro e fuori il bipolarismo destra-sinistra. L’eccezione alla regola delle classi dirigenti dal rinnovamento inceppato o che?

«Siamo di fronte a un fenomeno consolidato che non sorprende più – sostiene Alessandro Chiaramonte, politologo e accademico della Cesare Alfieri di Firenze -. Queste liste civiche sono di tre tipi, direi. Il primo: partiti che si danno una maschera pseudo-civica aggregando personale politico in più liste o in un listone unico. Il secondo: civismo legato ai candidati sindaco, di cui gli stessi si servono per presentare candidati d’area in grado di coagulare consensi facendo da ponte con un segmento di elettorato a vantaggio della coalizione. Il terzo: il civismo puro, esperienze locali che maturano e si legano a temi concreti. Seppur in crescita, è il caso minoritario, rispetto a un fenomeno che nel complesso, e anche in Toscana, tocca vette tra il 40 e il 45% dei consensi».

Lo standard appare quello della civica collegata al candidato sindaco. La loro funzione? «Attrarre più voti. Guardi, le Comunali si disputano sul terreno di gioco delle questioni concrete. Certi steccati ideologici nazionali, per cui un elettore di sinistra non voterà mai a destra e viceversa, valgono meno sul piano locale. Il banco di prova alle amministrative è dimostrare di saper fare il sindaco risolvendo problemi. Non solo, in un clima come quello che si è venuto creando, darsi l’immagine di una coalizione fatta non solo da professionisti della politica ma anche da civici distanti dai partiti è un qualcosa che ha dimostrato di funzionare».

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