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Per Riotta è una scena da film di Fellini la notte di Washington

Per Gianni Riotta, la notte di Washington è “una scena da film di Fellini”, come scrive Joyce Carol Oates: l’attentatore nudo a terra, l’agente ferito, Trump messo in salvo e deciso a continuare la tradizionale cena con i giornalisti. Una miscela di paura e grottesco, con il fuggi fuggi tra abiti da gala e champagne infranti, che offre al mondo — dagli ayatollah a Putin, fino a Xi Jinping — l’immagine di una superpotenza in crisi, stretta nella guerra con l’Iran e in una trattativa che si accende e si spegne mentre l’America appare spaccata a metà. Per Riotta il caos dell’Hilton, che richiama il Roma di Fellini, resterà come un cammeo della difficile stagione americana, a 250 anni dall’indipendenza. Già l’avvio della serata era controverso: molti giornalisti chiedevano che il gala non si svolgesse nell’atmosfera snob di sempre, mentre guerra, repressione e tensioni politiche rendevano stonato festeggiare. Stephen Colbert ne aveva chiesto il boicottaggio. Subito dopo l’attacco, scrive Riotta, “le due Americhe del XXI secolo, fratricide”, partono con una crociata senza prigionieri. Trump usa la sparatoria per rilanciare la nuova sala blindata alla Casa Bianca; gli influencer Maga sfruttano il manifesto confuso dell’attentatore in vista delle Midterm; la sinistra online costruisce invece il sospetto di un finto attentato per nascondere i guai del presidente e l’impasse su Hormuz, evocando persino Butler 2024 come altro presunto falso secondo la disinformazione. Intanto il Wall Street Journal applaude Trump “a testa alta sotto il fuoco”, e perfino il New York Times riconosce il suo “atteggiamento zen”. Il democratico Ro Khanna propone una commissione bipartisan contro la violenza politica, mentre Trump preferisce ricordare che “i grandi leader attraggono i killer”, da Lincoln in avanti. Ma Riotta dubita che il clima possa migliorare da qui al voto d’autunno, con la guerra nel Golfo Persico e l’inflazione che trasformano supermercati e pompe di benzina in trappole politiche. E se Fellini è il primo riferimento per il caos dell’Hilton, il secondo è Pedro Almodóvar: gli Stati Uniti, nazione egemone dal 1945, appaiono “sull’orlo della crisi di nervi”.

Per Riotta è una scena da film di Fellini la notte di Washington

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