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”Staged”, l’idea di un attentato costruito per distrarre gli americani ma i sospetti non sono giustificati

Per Massimo Gaggi, la parola che domina i media è “staged”: l’idea di un attentato costruito per distrarre gli americani dai guai del presidente — guerra in Iran, Epstein — e fargli recuperare popolarità. Un’onda partita da X e arrivata fino ai grandi giornali, che non accusano ma disseminano indizi capaci di insinuare dubbi. Nulla di concreto giustifica questi sospetti, ma la sparatoria dell’Hilton conferma il baratro di violenza politica in cui scivola l’America e mostra quanto sia difficile dare credito ai fatti reali sotto la pressione di reti sociali invase da teorie cospirative, spesso amplificate dallo stesso Trump. Gaggi, sul Corriere della Sera, riflette su una perdita della bussola della verità, travolta da complotti seducenti, immagini fake e “fatti alternativi”, al punto da dubitare persino di eventi avvenuti sotto gli occhi di centinaia di giornalisti. Trump appare vittima di un annebbiamento della realtà che lui stesso ha alimentato, ma ne ricava anche un possibile guadagno politico: l’attacco può interrompere la spirale di perdita di consensi aggravata da Epstein, dal malessere economico e dalla guerra in Iran, che aveva fatto evocare perfino il precedente di Jimmy Carter. Come l’attentato di Butler nel 2024 diede slancio alla sua campagna, anche il dramma sfiorato all’Hilton potrebbe risultare tonificante. Nelle prime ore, però, si moltiplicano scetticismo e speculazioni: la frase di Karoline Leavitt sui “forti colpi sparati”, il racconto interrotto su Fox dei timori per la sicurezza espressi dal marito della portavoce. Tutto passa in secondo piano quando Trump convoca una conferenza stampa notturna e, nota Gaggi, appare sorprendentemente “presidenziale”: pacato, senza toni da martire, evita di insistere sul colore politico dell’attentatore, definito un malato, ribadisce di non farsi condizionare sulla gestione del conflitto iraniano e arriva persino a riempire di complimenti i giornalisti a lungo criminalizzati. Infine anche autoironia: il gala verrà riprogrammato, ma il discorso pieno di accuse alla stampa sarà più blando e dunque “più noioso”. Ma, conclude Gaggi, Trump ogni tanto prova a seguire il copione, però non dura: prima o poi torna a farsi guidare dai suoi istinti, a improvvisare. Nei comizi a volte funziona. Contro i pasdaran un po’ meno.

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