#ESTERI #ULTIME NOTIZIE

Trump affronta i negoziati con l’Iran commettendo gli stessi errori del 2001: misura il nemico islamico con il proprio metro

Riccardo Illy su InPiù scrive dell’errore del presidente degli Stati Uniti nell’affrontare i negoziati con l’Iran e Trump sembra commettere lo stesso errore che gli Usa commisero di fronte alla minaccia di Al Qaida: misurare il nemico islamico con il proprio metro.

Scrive. Nel 2001 non riuscirono a immaginare che delle persone si potessero suicidare pilotando due aerei dirottati contro le torri gemelle, per ottemperare agli ordini di Allah e contando su quaranta vergini e quaranta cavalli come premio da ottenere nell’aldilà. Oggi Trump pensa di piegare l’Iran con minacce e bluff senza considerare che chi governa il paese è pronto a far affrontare al suo popolo sofferenze inimmaginabili per gli occidentali pur di non cedere alle minacce, anche le più terribili. Dopo la riapertura di Hormuz, seguita alla tregua concordata, ha dichiarato che il blocco navale nei confronti dell’Iran sarebbe rimasto e ha sequestrato una nave iraniana; ottenendo la pronta richiusura dello Stretto.
 
Anche riprendendo la guerra, è improbabile che siano gli USA a vincerla; a parte la Seconda guerra mondiale, usando anche la bomba atomica, di guerre non ne hanno vinta una. Non resta allora che il negoziato. Ma dovrà essere un negoziato equo, dove entrambe le parti concedono qualcosa per ottenere qualcosa d’altro. L’incipit non è però dei migliori; Trump sembra presentarsi alla ripresa della trattativa mettendo sul tavolo le stesse pretese avanzate prima del 28 febbraio. Se gli iraniani non cedettero allora non si capisce perché dovrebbero cedere ora, dopo aver ben capito quanto vale la loro arma di ricatto, il blocco dello Stretto di Hormuz. Oltre a dover concedere qualcosa, i negoziatori americani farebbero bene a consultare un mediatore culturale che consenta loro di mettersi nei panni (o nelle scarpe, come si dice negli USA) degli avversari. Per evitare ulteriori gaffe e punti morti nel negoziato; i tempi stanno diventando stretti. Fra poche settimane si verificheranno in Europa le prime carenze di cherosene per gli aerei; che, ennesima debolezza europea, dobbiamo in buona parte importare non avendo sufficiente capacità produttiva nel nostro Continente. La cancellazione di centinaia di voli in Europa darebbe il via a una reazione a catena le cui conseguenze raggiungerebbero anche l’America.

Iscriviti
Notificami
guest
0 Commenti
Feedback in linea
Visualizza tutti i commenti