Valentini apocalittico sul futuro del Monte dei Paschi preda di Intesa e invoca l’intervento del sindaco Fabio e di Michelotti su Meloni
L’ex sindaco di Siena Bruno Valentini scrive un commento apocalittico sul futuro della Banca Monte dei Paschi. Scrive che “man mano che arrivano altre informazioni (e gossip) il quadro del probabile riassetto del sistema bancario ed assicurativo italiano si sta delineando meglio. E non sono buone notizie per Siena. Innanzitutto è sempre più evidente che l’obiettivo principale è la gestione degli asset finanziari. Ormai l’erogazione del credito sta diventando un elemento secondario in favore dell’intermediazione finanziaria. Per tanti motivi, dalla rischiosità delle attività al loro rendimento. La posta in gioco è la gestione del risparmio, che fra l’altro solo in misura modesta si trasforma in investimenti nazionali viste le dimensioni ridotte dell’economia italiana in senso globale. L’ossessiva ricerca di profitti sta anche riducendo il numero degli occupati (nonchè delle nuove assunzioni) e degli sportelli, anche a discredito della qualità dei servizi disponibili per la clientela. Anche in questo comparto l’innovazione tecnologica sta riducendo gli organici delle filiali e degli uffici centrali. La mossa di Banca Intesa (e di Unipol) è orientata ad un riassetto definitivo del mercato bancario ed assicurativo italiano, creando anche un player internazionale di valore assoluto. E’ anche un’offerta generosa per gli azionisti, ma che comporterebbe l’assorbimento di Banca Mps, il trasferimento di molte agenzie e la probabile chiusura di altre, con una ulteriore riduzione di personale. Della attuale Direzione Generale Mps e di altri presidi direzionali sparsi per l’Italia non ci sarebbe più bisogno. Quello che interessa è solo il controllo del risparmio gestito da Mps e Mediobanca ed indirettamente da Generali, di cui Banca Intesa ha già acquisito il 3%. Poichè la proposta concorrente di Bpm che Messina (nella foto), l’ad di Intesa, ha declassato ironicamente a “lettera d’amore”) viene da una banca dove il primo azionista è una banca francese (il Credit Agricole col 23%) la Meloni potrebbe preferire la cordata italiana Intesa-San Paolo, Unipol e Bper (nonostante la “distanza” col gran capo di Unipol, Cimbri). Addirittura il Governo potrebbe ricorrere al cosiddetto Golden Power (in quanto azionista di Banca Mps per stoppare l’intreccio azionario fra Bpm e Mps). Se si aggiunge che la Lega (ed il ministro Giorgetti) sembrerebbero i principali sponsor politici dell’operazione Bpm-Mps, la prospettiva si ingarbuglia ancora di più perché potrebbe essere un capitolo della guerra sotterranea fra Meloni e Salvini”. “L’esito di questa guerra finanziaria sarà decisivo per la sopravvivenza di Banca Mps, non tanto per il marchio quanto per l’essenza stessa dell’antico istituto” prosegue Valenti che auspica un intervento del governo “sia formale che sostanziale”. L’ex sindaco chiede che il sindaco Nicoletta Fabio e l’onorevole di Fratelli d’Italia Francesco Michelotti intervengano perché “sono forse gli unici che Giorgia Meloni potrebbe ascoltare”.
“Datevi da fare, perché non basterà dare il Mangia a Lovaglio. Quello è spettacolo” conclude Valentini.





