I social come mezzi di trasporto, occorre insegnare ad usarli

Un’analisi lucida frutto della riflessione unita all’esperienza. Francesca Barra nel suo ultimo libro “Il no che vorrei dirti” affronta uno dei temi più attuali e coinvolgenti che interrogano ogni genitore nell’accompagnare i figli nel percorso della crescita: quello della difficile mediazione nell’uso dei social.
La presentazione del volume con l’autrice, il presidente Eugenio Giani e il sottosegretario alla Presidenza Bernard Dika, in una sala Pegaso di Palazzo Strozzi Sacrati gremita dalla presenza di studenti, insegnanti e genitori.
Una mattinata di riflessione animata dall’esperienza di una giornalista e scrittrice che vive in prima persona le contraddizioni dell’essere genitore in un’epoca iperconnessa e fragile.
“Ringrazio Francesca Barra per averci offerto questo prezioso contributo su un argomento centrale per l’educazione nella contemporaneità- ha detto il presidente Giani – Un approccio pratico, costruttivo e onesto come quello che il libro esprime può essere di grande aiuto per orientarsi su un tema difficile, sul quale è fondamentale creare occasioni di confronto tra tutti coloro che sono coinvolti: genitori, insegnanti, educatori, professionisti e anche soprattutto le nostre ragazze e ragazzi”.
“Questo libro – ha detto il sottosegretario Dika – è uno strumento importante per creare consapevolezza su un argomento riguardo al quale nessuno può dire di avere la verità in tasca. Conoscere i fenomeni da diversi punti di vista è il primo passo per esercitare quella responsabilità educativa che abbiamo nei confronti dei ragazzi. Proibire non basta, problemi nuovi richiedono soluzioni innovative, attraverso un approccio che non può prescindere dal dialogo, dalla presenza e dall’empatia verso i giovani e giovanissimi. Per questo abbiamo scelto di invitare a parlare di questo attraverso il suo libro una professionista nel campo della comunicazione, che può aiutarci a trovare le modalità migliori per poter affrontare l’attualità e il mondo senza avere paura di dire i no che servono”.
“I no da dire sono regole – nelle parole di Barra – che non possiamo esimerci dal dare ai nostri figli, in un patto educativo che è una forma di amore e di grande libertà, non di costrizione. Prima ancora di pensare alle norme che vincolano la nostra vita, dobbiamo sempre pensare all’effetto culturale di queste regole, di questo patto che dobbiamo stipulare con nostri figli, per loro”
“I miei figli – continua Barra – sono persone, anche se sono piccoli e vanno dai 4 ai 20 anni, e sono persone con una loro individualità, una loro unicità: li guardo, li osservo e quando guardo lo smartphone e la tecnologia oggi, in generale, penso sempre che gli sto dando un mezzo di trasporto, un’arma e come tale devo insegnare ad utilizzarla al meglio”.





