#ECONOMIA #TRANSIZIONE ECOLOGICA #ULTIME NOTIZIE

Descalzi e Cattaneo aprono al gas russo ma la politica che pensa

Pia Saraceno su InPiù si occupa dell’azione delle due imprese energetiche a controllo pubblico. Scrive: Gli ad delle due imprese energetiche a controllo pubblico, appena confermati per un altro triennio, si suppone siano stati rieletti con il mandato di affrontare nel contesto del nuovo ordine internazionale il nodo della nostra politica energetica che dipende ancora per oltre il 60% dalle fonti fossili. Parlando alla scuola di formazione della Lega hanno dato qualche indizio della loro visione. L’ad dell’Eni, Descalzi, ha detto quello che la platea voleva sentirsi dire: è necessario superare l’embargo alle importazioni dalla Russia di gas e petrolio. Insieme alla diversificazione dei paesi di provenienza degli approvvigionamento ed allo sviluppo di infrastrutture (nuovi gasdotti e rigassificatori, anche se la domanda europea di gas nel 2026 è inferiore di quasi il 20% rispetto al 2021? ) tale da potere avere sovrabbondanza di offerta in caso di bisogno. Per il gas in particolare l’Europa avrebbe bisogno di 20 miliardi di mc3 nel 2027 ( e oltre??). Si tratterebbe di mantenere la possibilità di importare flussi già attualmente importati dalla Russia, tramite gasdotto TurkStream in Ungheria, Slovacchia, Austria e paesi Balcanici   ed indirettamente come GNL agli hub del Nord Europa. La proposta va nella direzione di mantenere non solo la dipendenza dai fossili, ma anche di continuare a fare affidamento per la sicurezza degli approvvigionamenti da una fonte che si è dimostrata piuttosto insicura. Nessuna indicazione è stata fornita di quanto nel lungo periodo verrebbe a costare questa strategia rispetto a quella di promuovere con maggiore forza e semplificazione normativa le rinnovabili, considerate come opportune solo a complemento.
 
 
Pare superfluo rilevare che senza una soluzione delle cause per cui si è dichiarato l’embargo sarebbe sul piano politico una resa. Dal punto di vista sostanziale, si rischierebbe di vanificare però anche il percorso di riduzione complessiva accelerata della domanda di gas intrapreso dall’Europa come risposta alla crisi ucraina dal 2022. Se il gas russo ci costa meno perché limitarsi ai 20 mld di m3? E se abbiamo finanziato e costruito infrastrutture esuberanti che graveranno sulle bollette e si ammortizzeranno solo in un’ottica pluridecennale, perché accelerare col vigore necessario la sostituzione del gas? L’ad di Enel Cattaneo non ha smentito questa impostazione, ed ha aggiunto un nuovo punto di riflessione gradito alla platea: investire nel nucleare come priorità, anche se sara’ pronto solo tra oltre 10 anni. Forse considerando il gas come necessario alla transizione verso il nucleare sembra dare anzi il proprio placet alla necessità di nuove infrastrutture gas.  Insomma, purtroppo per la politica energetica non si annunciano svolte significative che possano aiutarci  davvero a migliorare la nostra sicurezza, ma si annunciano costi per remunerare generosamente l’aumento di infrastrutture gas per molti anni a venire.

Iscriviti
Notificami
guest
0 Commenti
Feedback in linea
Visualizza tutti i commenti