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Trump rompe gli indugi, scatta il blocco navale di Hormuz

Ariel Piccini Warschauer.

Il mondo trattiene il fiato davanti allo Stretto di Hormuz. Quello che fino a ieri era un timore è diventato realtà: gli Stati Uniti hanno avviato un blocco navale totale contro l’Iran. “Non mi importa se l’Iran tornerà o meno al tavolo delle trattative”, ha ringhiato Donald Trump dalla Florida, sancendo la fine diplomatica dei colloqui in Pakistan guidati dal suo vice, JD Vance.

## La stretta di Trump e l’ombra di un nuovo conflitto

L’ordine al CENTCOM è perentorio: impedire il transito di ogni imbarcazione da e per i porti iraniani. Non è più solo una questione di sanzioni, ma una manovra di guerra economica che punta a strangolare definitivamente l’economia del regime. Secondo indiscrezioni del Wall Street Journal, la Casa Bianca starebbe valutando anche “operazioni chirurgiche” contro le infrastrutture civili e militari di Teheran.

L’impatto globale è immediato. Il petrolio è schizzato a 120 dollari al barile, e Kristalina Georgieva, direttrice del FMI, parla di uno “shock asimmetrico” che potrebbe cambiare per sempre le rotte commerciali del Golfo. “Hormuz rischia di diventare una zona morta per il commercio mondiale”, ha avvertito.

## Il caso Nahum: l’intelligence tra finzione e realtà

Mentre i venti di guerra soffiano sul Golfo, a Gerusalemme l’Alta Corte ha sollevato il velo su una delle vicende di spionaggio più bizzarre dell’era digitale. Sono stati resi noti i nomi dei due fratelli incriminati per collaborazione con il regime di Teheran: Meir e Yosef Nahum.

I due, residenti in comunità ultra-ortodosse, non erano però spie convenzionali. Secondo l’accusa, hanno incassato decine di migliaia di dollari dai servizi segreti iraniani vendendo loro documenti “top secret” che, in realtà, erano dei falsi interamente generati dall’intelligenza artificiale. i due, avevano creato mappe fasulle e piani d’attacco dell’IDF creati da algoritmi. Meir Nahum si sarebbe finto un alto ufficiale dell’Unità 8200 (l’intelligence cyber di Israele) per dare autorevolezza alle proprie “rivelazioni”. Il paradosso è che per mesi, Teheran avrebbe pagato profumatamente per informazioni del tutto false, prodotte in pochi secondi da un banale software commerciale.

La difesa sostiene che i due fossero “patrioti” intenzionati a truffare il nemico, ma per la procura si è trattato di un gioco pericolosissimo che ha messo a rischio la sicurezza nazionale in un momento di tensione massima.

## Uno scenario fuori controllo

Con il blocco di Hormuz e la minaccia di attacchi limitati, la strategia di Trump sembra essere quella della “massima pressione 2.0”. Ma l’Iran ha già risposto tramite i Pasdaran: “Lo stretto è sotto il nostro controllo, ogni nave militare riceverà una risposta di forza”. Il rischio è che un errore di calcolo o un’allucinazione di un’intelligenza artificiale possa innescare la scintilla definitiva in un Medio Oriente già sull’orlo dell’abisso.

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