Netanyahu sceglie il generale Gofman, sarà lui il nuovo volto del Mossad
Ariel Piccini Warschauer.
Il sigillo del Primo Ministro Benjamin Netanyahu è arrivato con la precisione chirurgica che si addice alle questioni di massima sicurezza nazionale. Il Generale Roman Gofman sarà il prossimo Direttore del Mossad, l’agenzia di intelligence più leggendaria e discussa al mondo. La nomina, firmata nelle scorse ore, proietta lo Stato ebraico verso una nuova fase strategica, definendo la linea del comando dell’intelligence per la prossima metà del decennio.
Il passaggio di testimone
Gofman varcherà la soglia del quartier generale dell’Istituto il 2 giugno 2026. Non sarà un avvicendamento ordinario: il mandato firmato dal Premier prevede una durata di cinque anni, blindando la leadership dell’intelligence fino al 2031.
In un Israele che cerca di ridefinire i propri paradigmi di difesa dopo le ferite e le sfide degli ultimi anni, la scelta di un profilo militare di alto rango come quello di Gofman non è casuale. Il Generale eredita una macchina complessa, impegnata su fronti che vanno dal contrasto al programma nucleare iraniano alla complessa rete di alleanze e minacce asimmetriche che circonda i confini dello Stato.
Chi è l’uomo scelto da Netanyahu
Figura di spicco delle Forze di Difesa Israeliane (IDF), Gofman è noto per una visione pragmatica e d’assalto. La sua nomina suggerisce la volontà di Netanyahu di integrare ancora più strettamente l’operatività sul campo con la raccolta di informazioni d’élite.
Il compito che lo attende è titanico: coordinare le operazioni coperte in un panorama geopolitico internazionale che definire “instabile” sarebbe un eufemismo. Gofman dovrà navigare tra la necessità di neutralizzare le minacce a lungo termine e l’esigenza di mantenere il Mossad come uno strumento di diplomazia parallela, capace di arrivare laddove i canali ufficiali si fermano.





