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L’America del “No Kings”, otto milioni in piazza contro Donald

Ariel Piccini Warschauer.

E’ una marea umana che attraversa i fusi orari. Lo slogan è secco, quasi un monito costituzionale: “No Kings”. Niente re. In quella che è già stata ribattezzata come la più grande manifestazione di dissenso coordinato della storia recente americana, circa otto milioni di persone sono scese in strada per protestare contro l’amministrazione Trump.

L’estensione del movimento impressiona più della partecipazione numerica: 3300 piazze, dai grattacieli di Manhattan alle polverose “main streets” del Midwest, tutte unite dalla paura per una deriva autoritaria e dalle critiche alle ultime politiche dell’Ufficio Ovale.

Mentre a Washington il perimetro della Casa Bianca veniva blindato, a Los Angeles e Chicago i manifestanti hanno sfilato pacificamente esponendo cartelli contro i decreti esecutivi e le nomine più controverse degli ultimi mesi. La rete organizzativa, nata spontaneamente sui social e strutturatasi in una fitta trama di comitati locali, ha centrato l’obiettivo: dimostrare che l’opposizione non è solo un fenomeno delle “élite costiere”, ma una realtà che pulsa nel cuore profondo degli Stati Uniti.

La risposta della presidenza non si è fatta attendere, ed è arrivata con il consueto tono abrasivo che ha caratterizzato questa stagione politica. In una nota ufficiale, il portavoce della Casa Bianca ha liquidato le proteste con una provocazione che ha infiammato ulteriormente gli animi: “Quelle a cui stiamo assistendo non sono manifestazioni politiche, ma semplici sedute di terapia collettiva. Sono persone affette da un ‘disturbo’ cronico causato dalla presenza del Presidente, incapaci di accettare la realtà del mandato popolare.”La retorica del “disturbo da Trump” (spesso citata dai sostenitori del tycoon come Trump Derangement Syndrome) viene così istituzionalizzata per delegittimare il dissenso, riducendo la protesta civile a una questione di salute mentale o di fragilità emotiva di una collettività accecata dall’odio politico.

Il movimento “No Kings” promette però di non fermarsi. Gli organizzatori replicano che la difesa dei pesi e contrappesi democratici non è una patologia, ma un dovere civico. Con il Congresso diviso e un clima sociale sempre più polarizzato, l’immagine delle 3300 piazze gremite rimane un segnale inequivocabile: l’America è un Paese che corre su due binari paralleli che sembrano non potersi incontrare mai.

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