L’ombra del conflitto sulle bollette: nel 2026 stangata da 15 miliardi
Ariel Piccini Warschauer.
Non è ancora l’economia di guerra, ma il conto delle tensioni in Medio Oriente inizia a presentarsi con precisione matematica nelle case e nelle aziende italiane. Secondo l’ultimo rapporto della CGIA di Mestre, il 2026 rischia di essere l’anno della “stangata”: 15,2 miliardi di euro di costi aggiuntivi pronti a abbattersi su luce e gas. Un’onda d’urto che per due terzi colpirà il sistema produttivo, mettendo a rischio la competitività del Made in Italy proprio mentre la ripresa cercava di consolidarsi.
I numeri del rincaro
La fotografia scattata dagli artigiani di Mestre non lascia spazio a troppe interpretazioni. Dei 15 miliardi stimati, la fetta più consistente riguarda l’elettricità (10,2 miliardi), seguita dal metano (5 miliardi). Per le famiglie, la traduzione pratica è un prelievo forzoso dai risparmi pari a 5,4 miliardi, una cifra che minaccia di raffreddare i consumi interni.
Il confronto con il 2022
Tuttavia, tra le pieghe del rapporto emerge una nota di cauto ottimismo, o meglio, di “resilienza acquisita”. Se il paragone con l’inizio del conflitto in Ucraina è inevitabile, i dati dicono che l’Italia ha imparato a parare i colpi.
“Oggi il gas è quotato a circa 58 euro per Megawattora,” spiegano gli analisti, “una cifra lontana dai picchi di 123 euro del 2022.”
Siamo dunque di fronte a una crisi di volatilità più che a una carenza strutturale. L’energia elettrica viaggia sopra i 148 €/MWh (contro i 303 euro di due anni fa), segno che i mercati sono nervosi ma non nel panico.
Geopolitica dell’energia
Tutto resta appeso al filo sottile del conflitto in Medio Oriente. Un allargamento del teatro bellico potrebbe far saltare ogni previsione, ma per ora l’Europa sembra avere gli stoccaggi e le rotte alternative necessarie per evitare il blackout economico. La vera sfida del 2026 sarà dunque politica: capire come redistribuire questi 15 miliardi di costi per evitare che a pagare siano, ancora una volta, le fasce più deboli e le piccole imprese della manifattura.





