Parla, il nemico non ti ascolta
Stefano Bisi.
Da più parti si sottolinea il silenzio, fino alle 11.50 del 10 giugno, della Fondazione Monte dei Paschi di Siena e del suo presidente Riccardo Coppini (nella foto) sulle vicende che riguardano la banca di cui palazzo Sansedoni è ancora azionista e di cui porta la denominazione.
C’è chi spiffera che ha già parlato il cardinale Augusto Lojudice e perfino il presidente della Cei Matteo Zuppi e questo sarebbe esauriente per la Fondazione Monte dei Paschi, ma perfino Rosy Bindi qualche anno fa scrisse un libro dal titolo eloquente “Quel che è di Cesare”, per distinguere il sacro dal profano. Gli interventi dei cardinali che nel cosiddetto risiko bancario invitano a mettere al centro le persone e ad evitare speculazioni sono apprezzabili, ma siccome il 20 settembre del 1870 è passato da un pezzo anche la Fondazione Mps potrebbe esprimersi su quello che sta accadendo, in adesione o in contrasto con Lojudice e Zuppi, ma una parola sarebbe benedetta. E’ vero che il presidente della Fondazione è un notaio e quindi certifica gli atti ma guidare palazzo Sansedoni è cosa diversa alla professione.





