Sondaggi, cala Fratelli d’Italia e cresce il Campo largo rispetto al centrodestra
L’agenzia Italia pubblica un articolo sui sondaggi politici dopo il referendum.
Prima Supermedia dopo il referendum costituzionale, il cui risultato ha già iniziato a terremotare il quadro politico. Nonostante il numero di rilevazioni sia ancora limitato (durante le due settimane che hanno preceduto il referendum, quasi nessun istituto ha pubblicato dati sulle intenzioni di voto ai partiti) si intravedono già delle tendenze interessanti: su tutte, il calo di FdI al 28,2% (il dato peggiore dalle Europee 2024) e la crescita di M5s (+1,3% rispetto a un mese fa). Ma soprattutto, in termini aggregati, il sorpasso del ‘campo largo‘ (Pd-M5s-Avs-Iv/+Ee) rispetto al centrodestra.
La Supermedia Liste
FdI 28,2 (-0,6)
PD 21,8 (+0,2)
M5S 13,2 (+0,8)
Forza Italia 8,9 (+0,2)
Verdi/Sinistra 6,7 (=)
Lega 6,3 (-0,2)
Futuro Nazionale 3,6 (+0,4)
Azione 3,0 (-0,3)
Italia Viva 2,2 (=)
+Europa 1,5 (-0,1)
Noi Moderati 1,2 (+0,1)* non rilevato da Youtrend
Questa, invece, la Supermedia Coalizioni 2022:
Centrodestra 44,6 (-0,5)
Centrosinistra 30,0 (+0,1)
M5S 13,2 (+0,8)
Terzo Polo 5,2 (-0,3)
Altri 7,0 (-0,1)
La Supermedia Coalizioni 2026
Campo largo 45,4 (+0,9)
Centrodestra 44,6 (-0,5)
Futuro Nazionale 3,6 (+0,4)
Azione 3,0 (-0,3) Altri 3,4 (-0,5)
NB: le variazioni tra parentesi indicano lo scostamento rispetto alla Supermedia di tre settimane fa (5 marzo 2026).
Si è molto parlato di come questo referendum abbia mobilitato un gran numero di giovani, che sono andati a votare in misura maggiore rispetto alla media (come confermato dai dati di Youtrend, ma anche da quelli di Ipsos-Doxa) e che hanno votato in maggioranza per il No, anche qui con uno scarto maggiore rispetto alla popolazione generale (dato confermato da Ipsos, Noto, SWG e Youtrend). Ma quando si parla di caratteristiche socio-demografiche, è interessante vedere anche il voto per genere: anche uomini e donne, infatti, hanno votato in modo un po’ diverso tra loro. Se tra gli uomini c’è stato un sostanziale testa a testa, con una leggera prevalenza del No (51%), tra le donne la riforma è stata bocciata in modo molto più netto: sia per Ipsos-Doxa che per Noto, e anche per SWG, il dato del No tra le donne è pari se non superiore al 57%.
Quindi: è stato senza dubbio un voto fortemente connotato da una valenza politica, e il cui esito finale è stato determinato (almeno per quanto riguarda le proporzioni della vittoria del No) anche dal comportamento dei giovani e delle donne. Ma è legittimo aspettarsi conseguenze politiche ulteriori, soprattutto alla luce delle dimissioni degli esponenti di governo e maggioranza di cui si è già detto? Secondo l’instant poll di Youtrend, in realtà, Giorgia Meloni dovrebbe rimanere alla guida del Governo nonostante la sconfitta: la pensa così il 54% degli intervistati, contro un 26% che invece ritiene doverose le sue dimissioni in seguito alla bocciatura della “sua” riforma. Tra chi ha votato Sì, poco sorprendentemente, è addirittura l’87% a pensare che Meloni non dovrebbe dimettersi; è invece interessante rilevare come tra gli elettori del No vi sia una situazione molto più equilibrata: meno della metà di essi (47%) ritiene doverose le dimissioni di Meloni in seguito a una sconfitta, ovvero solamente 10 punti in più (37%) di quanti invece ritengono che possa restare al suo posto.
È facile prevedere che “l’onda lunga” del referendum costituzionale continuerà ad avere effetti sulla politica italiana anche nei prossimi mesi: già la settimana prossima potremo misurare, ad esempio, che tipo di impatto ha avuto questo voto sugli elettori dei partiti di opposizione, anche in termini di aspettative legate alla coalizione da costruire (e soprattutto al leader da scegliere) in vista delle prossime elezioni politiche. La cui campagna elettorale, come ormai è chiaro, è appena iniziata.





