Così Mosca protegge il regime di Teheran
Ariel Piccini Warschauer.
Non ci sono soltanto i droni Shahed che ronzano nei cieli ucraini e israeliani o i missili russi che colpiscono Kiev. C’è un flusso inverso, meno visibile ma altrettanto temibile e distruttivo, che corre lungo la rotta del Caspio. È il supporto che Vladimir Putin sta garantendo alla Repubblica Islamica, un’assistenza che ha trasformato i servizi segreti russi (GRU e FSB) nei “custodi tecnologici” del regime degli Ayatollah.
Il cuore della collaborazione non è solo nelle armi pesanti, ma nel dominio informatico e di intelligence. In un Medio Oriente incendiato dai raid di precisione, l’Iran ha un disperato bisogno di occhi. Mosca ha messo a disposizione di Teheran le capacità dei suoi satelliti Kanopus-V (come il sistema Khayyam). Non si tratta solo di foto: sono dati in tempo reale che permettono ai Pasdaran di monitorare i movimenti delle portaerei americane nel Golfo e le basi israeliane. Rapporti di intelligence israeliani indicano che la Russia stia fornendo i parametri di puntamento per i missili balistici iraniani, integrando i sistemi di navigazione russi GLONASS per bypassare il jamming elettronico. Se il supporto militare è evidente, quello dei servizi è “sottotraccia”. Il GRU (l’intelligence militare russa) ha distaccato specialisti in Iran per addestrare le unità locali all’uso di sistemi di guerra elettronica (EW) avanzati, come il Krasukha-4.
L’obiettivo è duplice: Creare una “bolla” protettiva sopra i siti nucleari iraniani per accecare i radar dei caccia stealth F-35. Mosca sta inviando a Teheran i droni e le tecnologie catturate sui campi di battaglia ucraini. In questo “baratto tecnologico”, gli ingegneri iraniani studiano i componenti occidentali, mentre i russi perfezionano i propri droni grazie all’esperienza operativa iraniana.
La scacchiera di Putin
Mosca gioca una partita d’azzardo. Da un lato, ha negato (almeno ufficialmente) la consegna dei sistemi S-400, temendo di superare la linea rossa con Washington e Israele. Dall’altro, ha accelerato la fornitura di caccia Su-35 e addestratori.
Il supporto russo non è un atto di amicizia, ma di necessità strategica. Per Putin, l’Iran è il “secondo fronte” che logora le risorse americane, distraendo l’Occidente dal fronte ucraino. In questo scenario, i servizi segreti russi non sono più semplici alleati, ma la colonna vertebrale che impedisce al sistema difensivo iraniano di collassare sotto la pressione tecnologica nemica.
È una simbiosi nata dalla sanzione e dal bisogno, dove il confine tra i due apparati militari si fa ogni giorno più sottile.





