#ESTERI #ULTIME NOTIZIE

Il bivio di Kharg: tra stivali sulla sabbia e guerra d’attrito

Ariel Piccini Warschauer.

Il Golfo Persico non è più solo un corridoio energetico; è diventato un poligono a cielo aperto dove la deterrenza ha ceduto il passo alla collisione diretta. L’annuncio di Teheran sul possibile sbarco americano nell’isola di Kharg non è solo propaganda da regime sotto pressione: è il segnale che la “linea rossa” è stata polverizzata dai fatti.

L’uccisione di Alireza Tangsiri, l’architetto della guerriglia navale dei Pasdaran, è un colpo chirurgico al sistema nervoso della difesa iraniana. Tangsiri non era un burocrate in uniforme, ma l’uomo che aveva trasformato lo Stretto di Hormuz in un labirinto di mine, barchini veloci e droni kamikaze. La sua uscita di scena lascia un vuoto tattico che i 2.500 Marines in arrivo dal Pacifico sono pronti a sfruttare. Il Pentagono muove le pedine non per un’occupazione permanente, ma per “neutralizzare la minaccia alla fonte”: una dicitura che, tradotta dal gergo militare, significa mettere in sicurezza i rubinetti del greggio mondiale.

Le richieste avanzate dal regime — dallo stop agli attacchi contro i proxy (Hezbollah e Houthi in primis) al riconoscimento della sovranità assoluta su Hormuz — appaiono come un estremo tentativo diplomatico di congelare un conflitto che sta logorando le infrastrutture critiche degli Ayatollah. Chiedere il “pagamento dei danni di guerra” è un paradosso tipico della retorica di Teheran, utile a fini interni, ma irricevibile per un’amministrazione americana che ha ormai optato per il regime pressure. 

Perché l’isola di Kharg? Perché è il cuore pulsante. Colpirla o occuparla significa asfissiare economicamente l’Iran in 24 ore. Ma l’operazione comporta rischi enormi: Le cellule dormienti dei Pasdaran potrebbero attivarsi in tutto il Medio Oriente. E intanto Pechino osserva il prezzo del petrolio, mentre Mosca osserva il dispiegamento USA.

Siamo di fronte a una partita a scacchi dove i tempi di reazione sono ridotti al minimo. Gli Stati Uniti puntano alla “decapitazione” delle capacità offensive navali, mentre l’Iran scommette sulla propria capacità di rendere il costo del conflitto insostenibile per l’Occidente. Ma con Tangsiri fuori gioco e 2.500 Marines all’orizzonte, la bilancia sembra pendere verso una nuova, pericolosa fase del conflitto.

Iscriviti
Notificami
guest
0 Commenti
Feedback in linea
Visualizza tutti i commenti