Attacco nel Mar Nero, colpita petroliera turca al largo del Bosforo
Ariel Piccini Warschauer.
Il fronte marittimo del conflitto si allarga ancora una volta, toccando i nervi scoperti della logistica energetica e la sicurezza della navigazione marittima internazionale. La petroliera Altura, battente bandiera turca e carica di greggio, è stata colpita nelle scorse ore mentre si trovava in navigazione nel Mar Nero, a breve distanza dall’imbocco del Bosforo.
Secondo le prime ricostruzioni — confermate dalle agenzie e dai rilievi tecnici — l’unità è stata bersaglio di un’azione combinata: un drone aereo (UAV) e un mezzo navale autonomo (USV) carichi di esplosivo. L’impatto è stato violento, concentrato nella zona poppiera dell’imbarcazione.
L’attacco ha squarciato lo scafo all’altezza della sala macchine, provocando un immediato allagamento dei locali tecnici. Nonostante la criticità della situazione e il rischio di un disastro ambientale, i protocolli di emergenza hanno retto: I membri a bordo sono rimasti illesi. L’unità ha perso propulsione ma la compartimentazione ha evitato l’affondamento. Al momento non si registrano fuoriuscite massicce di greggio, ma il monitoraggio è costante. L’impiego di mezzi “ibridi” (cielo e mare) conferma l’evoluzione della guerra asimmetrica nel bacino. Colpire vicino alle acque territoriali turche, in prossimità del Bosforo, non è solo un atto tattico ma un messaggio politico.
Si tratta di un’area vitale dove transitano i flussi energetici diretti verso il Mediterraneo. L’uso di droni kamikaze navali è diventato il “marchio di fabbrica” di operazioni che mirano a rendere insostenibili i costi assicurativi e a minare la neutralità (spesso ambigua) dei vettori commerciali che solcano queste acque. Resta da chiarire la firma definitiva dell’attacco, in un gioco di specchi tra rivendicazioni e smentite tipico della guerra nel Mar Nero. La Turchia, nel suo ruolo di mediatore e garante degli Stretti, si trova ora a dover gestire un incidente che tocca direttamente i propri interessi nazionali e la sicurezza della navigazione a pochi chilometri dalle proprie coste.
La “guerra delle petroliere”, che un tempo infiammava il Golfo Persico, sembra aver trovato nel Mar Nero un nuovo, pericoloso epicentro.





