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Ora la presidente del consiglio deve decidere che cosa fare da qui alle elezioni

“La vittoria del No colpisce in pieno Giorgia Meloni – commenta Ernesto Galli della Loggia sul Corriere della Sera -. Non la travolge ma ne arresta il cammino. Il merito del quesito conta soprattutto per il suo valore simbolico: la propaganda del No è riuscita a far credere che si votasse sul potere dei magistrati di applicare la legge anche a chi governa. Il fronte del Sì, caduto in una trappola comunicativa, ha avvalorato questa lettura insistendo sui casi di malagiustizia. Così si è finito per votare non sul diritto a un giudice terzo, ma su sentenze sgradite al governo e su temi come immigrazione o ordine pubblico. Una doppia politicizzazione: della sinistra contro il governo e della destra contro i magistrati. Era inevitabile che vincesse la prima e che il referendum diventasse un giudizio sul governo, cioè su Meloni, con tutti i consueti sottintesi polemici. Ora la presidente del Consiglio deve scegliere cosa fare da qui alle elezioni. Una possibilità è galleggiare: prudenza in politica estera, accantonare riforme divisive, amministrazione ordinaria, cercare dialogo con l’opposizione e contare sugli errori altrui. L’altra è il rilancio. Non solo sulle cose da fare, ma sullo stile: un potere nuovo richiede uomini e donne nuovi. Non basta liberarsi degli impresentabili: restano troppe figure mediocri. Servirebbero scelte diverse, anche sorprendenti. Serve anche un linguaggio nuovo: parlare alla nazione con discorsi ampi, che uniscano e spieghino. Sul fondo resta un Paese debole: crescita assente, salari bassi, debito alto, crisi demografica. Un Paese che non sa dove va. A questi problemi solo la politica può rispondere, se decide di non galleggiare”.

Ora la presidente del consiglio deve decidere che cosa fare da qui alle elezioni

Tra i caffè di Teheran e l’ombra

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