Loris Scricciolo, un protagonista dal Dopoguerra alla fine degli anni Settanta
Loris Scricciolo politico, banchiere, che ha avuto una parte importante nella vita senese e Toscana dal Dopoguerra alla fine degli anni Settanta. La sua biografia è in “Facce da Monte”, il libro scritto da Stefano Bisi e edito da Betti, che sarà presentato l’1 aprile alle 17 a Firenze nel palazzo Sacrati Strozzi dal presidente della Regione Toscana Eugenio Giani e dal professore dell’Università di Siena Giovanni Minnucci.
Pietro Nenni e Aldo Moro nel 1969 lo vollero alla vicepresidenza del Monte dei Paschi di Siena dove resta fino a tutto il 1977 e fa valere la sua competenza ed esercita il potere su nomine nelle controllate, sulle promozioni dei dirigenti e sulle assunzioni, fronteggiando quello della Democrazia cristiana che poteva contare sul presidente e il provveditore. E proprio sull’incarico di direttore generale Scricciolo scrive a Nenni per invitarlo a scambiare la nomina del provveditore (Paolo Pagliazzi si dimette il 22 aprile 1975) con quella di presidente della banca. Scrive chiaro e tondo che se i democristiani vogliono Giovanni Cresti provveditore devono affidare ai socialisti, cioè a Scricciolo stesso, la presidenza ma i dc si presero l’una e l’altra.
E soprattutto nei primi anni di vicepresidente del Monte, Scricciolo fa valere il suo potere scrivendo lettere risentite perfino a Nenni che, secondo Loris, ha un’attenzione privilegiata per Firenze e Arezzo.
Intanto nel Psi senese cresce l’insofferenza verso lo strapotere di Scricciolo e, complice un malore che ne mina il fisico, un’alleanza di giovani dirigenti, alcuni dei quali cresciuti alla sua ombra, ribaltano la maggioranza interna alla federazione socialista. Del Dottore, fidato segretario provinciale, viene sostituito da una troika formata da Vittorio Mazzoni della Stella, Giorgio Giorgi e Carlo Serafini. E’ il primo passo verso la sostituzione al Monte di Scricciolo con Sergio Simonelli, un avvocato di buone maniere, sempre elegante, più propenso ad eseguire le direttive di via del Casato del suo predecessore.
Dal 23 gennaio 1978 Scricciolo non è più il vicepresidente della banca alla quale aveva dedicato molte energie anche all’estero, quando fu consigliere della Banque du Sud a Tunisi e sostenitore del salvataggio delle opere del patriarcato cattolico greco melchita di Alessandria d’Egitto, di Antiochia, Damasco e Gerusalemme che gli vale il conferimento dell’onorificenza di cavaliere di Gran Croce dell’Ordine di Gerusalemme. Il presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro, nel 1996, gli conferisce quella di di cavaliere di Gran Croce al merito della Repubblica italiana mente nel 1976 Giovanni Leone gli aveva conferito quella di grande ufficiale.
Scricciolo, dopo un mandato di parlamentare e quasi dieci anni passati al Monte dei Paschi non abbandona la politica. Dà battaglia nonostante gli acciacchi fisici e la perdita di alcuni compagni di viaggio che hanno lasciato la sua corrente. Scrive lettere a dirigenti di partito e giornali condite di espressioni e giudizi coloriti su vicende e personaggi senesi. Traspare amarezza ma anche chi lo ha avversato, nel corso degli anni, gli riconosce abilità, saggezza e sapere politico.





