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Il fantasma di Mojtaba, quei sette secondi che hanno cambiato la storia del Medio Oriente

Ariel Piccini Warschauer.

Non è stata la strategia, né un apparato di sicurezza impeccabile a salvare il nuovo leader dell’Iran. È stato il caso. O, come sussurrano i fedelissimi nei corridoi di Teheran, un “segno divino” che ha la precisione millimetrica di un cronometro. Mojtaba Khamenei è scampato all’annientamento per una manciata di secondi: il tempo di attraversare una soglia e scendere i gradini che portano al giardino della residenza.

L’algoritmo della morte

La ricostruzione pubblicata dal Telegraph e rilanciata dalle agenzie d’intelligence conferma la natura chirurgica del raid del 28 febbraio. Gli analisti descrivono un’operazione che non ha precedenti per audacia e penetrazione. Israele non ha cercato solo di colpire un simbolo, ma di cancellare una dinastia.

I missili Blue Sparrow, lanciati probabilmente da caccia F-15 rimasti fuori dallo spazio aereo iraniano, hanno seguito una traiettoria invisibile ai radar russi S-400. L’obiettivo era il cuore del complesso di Beit Rahbari: il bunker dove la famiglia Khamenei si era riunita.

Sette secondi tra la vita e il baratro

Secondo le registrazioni intercettate di Mazaher Hosseini, l’uomo del protocollo che ha visto l’inferno scatenarsi, Mojtaba si è alzato dalla sedia un istante prima dell’impatto. È uscito all’aperto “per una commissione banale”, forse una telefonata o una boccata d’aria. Sette secondi dopo, il vuoto.

L’edificio alle sue spalle è stato sventrato da una pressione termobarica che non ha lasciato scampo ad Ali Khamenei, al fratello di Mojtaba e alla moglie. La nuova Guida Suprema è stata investita dall’onda d’urto e dalle schegge, riportando ferite profonde a una gamba, ma restando miracolosamente lucida tra le macerie e il fumo acre degli esplosivi.

L’Iran del “Sopravvissuto”

Il potere di Mojtaba nasce dunque da un cratere. Se prima la sua ascesa era contestata e vista come un nepotismo forzato, oggi il suo corpo ferito e la sua sopravvivenza ne fanno un’icona mistica per i Pasdaran. Ma la domanda che circola nelle cancellerie occidentali e nei bunker di Tel Aviv è un’altra: come hanno fatto i servizi segreti nemici a sapere esattamente in quale stanza, in quale minuto, si trovava l’intero vertice della teocrazia?

La “falla” non è tecnica, è umana. E mentre Mojtaba assume il comando, sa che il nemico che lo ha quasi ucciso non è solo nei cieli, ma probabilmente siede ancora al suo fianco nel Consiglio Supremo di Difesa.

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