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Michele Ainis spiega perché voterà No al referendum sulla giustizia

Michele Ainis su La Repubblica spiega perché voterà “no” al referendum sulla giustizia. “Carriere separate fra giudici e pm, organi d’autogoverno della magistratura formati per sorteggio. Una bestemmia costituzionale? In linea di principio no” afferma Ainis. “La separazione delle carriere dovrebbe garantire la terzietà del giudice penale, ponendo sulla stessa griglia di partenza accusa e difesa; il sorteggio dovrebbe tagliare le unghie alle correnti giudiziarie, rafforzando l’autonomia di ogni magistrato. Ma il punto non è che cosa fai, bensì come lo fai. Specie se ti trastulli con la fisionomia della giustizia – la dea bendata, che somministra ragioni e torti. Quanto al cordone ombelicale che lega giudici e pubblici ministeri, in primo luogo. La riforma lo recide, benché già adesso si possa cambiare ruolo una sola volta durante la carriera, entro i primi dieci anni di servizio, e con l’obbligo di cambiare sede. Ma stavolta s’usano le cesoie, anziché le forbici. Il pm avrà un concorso tutto suo, un Csm solo suo. Diventa potente e prepotente. E a quel punto sarà giustificato mettergli un guinzaglio, assoggettarlo alle direttive del governo, proprio per comprimerne gli eccessi. Risposta al referendum: no, non ci caschiamo. Quanto al sorteggio, in secondo luogo. Un sorteggio col trucco, giacché i membri togati vengono estratti fra i 10 mila giudici italiani tirando in aria i dadi, i membri laici (di derivazione parlamentare) pescando dentro liste formate dai partiti. Che non si sa quanto saranno lunghe, magari venti nomi, così uno su due otterrà il suo bel posto al sole. Il sorteggio, per come viene concepito, umilia la dignità dei magistrati, privandoli del diritto di voto, diciamogli di no. C’è poi l’Alta Corte disciplinare, la corte dei miracoli. Che mette in castigo i giudici ordinari, ma chissà perché non quelli contabili o amministrativi. Che è un giudice speciale, benché l’articolo 102 della Costituzione vieti d’istituire nuovi giudici speciali. Che decide su se stessa, essendo giudice d’appello contro le proprie sentenze. Che sfugge al ricorso in Cassazione, in contrasto con l’articolo 111 della Carta. Che altera la proporzione fra membri togati e laici a vantaggio dei secondi. E che concorre alla moltiplicazione di pani, pesci e Csm, disarticolando il potere giudiziario. Risposta: no, tre volte no”.

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