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Il destino della guerra in Iran difficile da decrittare

“Il destino della guerra in Iran è ancora difficile da decrittare”, scrive Claudio Cerasa sul Foglio, “ma, nell’attesa di capire cosa potrà riservare il futuro, può essere utile affacciarsi alla finestra e osservare cosa ci riserva il presente. Il presente della guerra in Iran è composto da mille sfumature, mille dettagli, mille incognite. Ma in questa incertezza qualche punto fermo esiste. E quei punti fermi riguardano la capacità incredibile che ha la guerra contro il regime degli ayatollah di illuminare alcune clamorose ipocrisie del nostro presente. Tra queste ipocrisie ne esiste una cruciale che riguarda un asse di fronte al quale un pezzo importante dell’opinione pubblica di destra e un pezzo importante dell’opinione pubblica di sinistra si rifiutano sistematicamente di aprire gli occhi per affrontare la realtà. Il conflitto in Iran, lo sapete, ha messo in risalto un asse speciale che collega il regime iraniano con quello russo. duplice illuminata dalla guerra contro il regime degli ayatollah è quella che riguarda gli indignati a gettone. Se si considera esistenziale la minaccia dell’Iran, non si può non considerare la minaccia russa esistenziale allo stesso modo. E se si considera esistenziale la minaccia della Russia, non si può non considerare la minaccia iraniana esistenziale allo stesso modo. Chi sceglie di osservare le minacce non nel loro complesso ma solo a segmenti, decontestualizzandole, lo fa non perché non è in grado di mettere a fuoco l’abbraccio mortale tra i motori del terrore globale ma perché sceglie di schierarsi a sostegno delle libertà più semplici da difendere. Un pezzo del mondo progressista riconosce la minaccia russa senza riconoscere fino in fondo la minaccia iraniana perché considera Putin un simbolo della destra, dunque facile da attaccare, mentre fatica a considerare una minaccia equivalente l’islamismo radicale, con atomica al seguito, per via del suo odio contro Israele e per via della sua complicità con l’islamismo politico. Un pezzo del mondo conservatore, d’altro verso, riconosce la minaccia del regime iraniano più per il suo essere un veicolo di islamismo che per essere una minaccia per le democrazie del mondo, ma d’altro canto fatica a essere ugualmente severo con il regime russo, vedi il caso dei Maga di Donald Trump, più duri negli ultimi mesi con l’Europa che con la Russia”.

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