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Hamas alza il tiro sul Board of Peace, senza il sì di Israele nessun disarmo

Ariel Piccini Warschauer.

La partita diplomatica sul futuro della Striscia di Gaza si fa sempre più serrata e le posizioni sul tavolo rischiano di irrigidirsi irrimediabilmente. A tracciare una linea rossa invalicabile è la stessa dirigenza di Hamas attraverso le parole di Ghazi Hamad, figura chiave del bureau politico del gruppo e direttamente impegnato nei vertici negoziali per il cessate il fuoco.

La posizione del movimento è netta: Hamas rifiuterà qualsiasi piano di disarmo avanzato dal cosiddetto Board of Peace (il comitato internazionale di mediazione) se Israele non approverà e non sottoscriverà formalmente l’intero pacchetto dell’accordo.

Per Hamas, il capitolo della smilitarizzazione non può essere isolato o affrontato come una condizione preliminare a fondo perduto. Hamad ha sottolineato come la proposta sul tavolo vada interpretata come un “quadro omnicomprensivo” (comprehensive framework), all’interno del quale ogni singolo tassello è strettamente interconnesso agli altri. “Non si tratta semplicemente di consegnare le armi o accettare formule di sicurezza imposte dall’esterno,” traspare dalla linea negoziale espressa da Hamad. “Il tema della sicurezza si inserisce in una cornice più ampia che richiede garanzie vincolanti, a partire dal ritiro completo delle truppe israeliane e dalla fine definitiva delle ostilità.”Secondo la leadership di Hamas, pretendere la cessione degli arsenali senza che il governo israeliano guidato da Benjamin Netanyahu si impegni ufficialmente sulle garanzie politiche, sul ritiro sul campo e sulla ricostruzione della Striscia equivale a chiedere una resa incondizionata — un’ipotesi che la fazione palestinese continua a rispedire al mittente.

Le dichiarazioni di Hamad mettono direttamente la pressione sulle spalle delle diplomazie internazionali e, soprattutto, del gabinetto di Tel Aviv. Accettare la logica del “pacchetto completo” significa costringere Israele a fare chiarezza sulle proprie intenzioni per il dopoguerra a Gaza: un passaggio cruciale che finora ha incontrato forti resistenze all’interno della maggioranza di governo israeliana.

Senza l’approvazione formale e il via libera di Israele alle condizioni complessive del piano, la proposta del Board of Peace rischia di rimanere lettera morta prima ancora di essere operativamente discussa. Il messaggio inviato da Hamas ai mediatori è chiarissimo: nessuna concessione unilaterale sul piano militare vedrà mai la luce senza un vincolo politico stringente e bilaterale da parte di Tel Aviv.

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