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Radio Franceschini e i graffi di Damato sulla successione di Mattarella

Anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella è dunque preoccupato dell’asprezza della campagna elettorale cominciata in anticipo senza intervenire sulla durata della legislatura, che continua verso la scadenza ordinaria dell’anno prossimo, o quasi. Forse votando in primavera piuttosto che in autunno per rendere meno affannosa, ed elettoralistica, la preparazione della nuova legge finanziaria. Lo scrive Francesco Damato in uno dei suoi graffi pubblicati da StartMag.

Mattarella ha finto di non accorgersene ma ad aumentare l’asprezza della campagna elettorale è quella, anch’essa in corso con più anticipo dell’altra sul rinnovo delle Camere, per la sua successione al Quirinale. Dove l’età, quanto meno, per quanto da lui ben portata, non rende realistica una sua seconda conferma, e quindi un terzo mandato. Una campagna, quella presidenziale, che è salita di tensione, o ossessione, per la candidatura reale, per niente immaginaria, della premier Giorgia Meloni: la prima ad essere salita a Palazzo Chigi, la prima ad esservi arrivata da destra e la prima a potersi trasferire direttamente dalla Presidenza del Consiglio alla Presidenza della Repubblica. La prima anche della cui candidatura si dice e si scrive che si tratti di un “assalto”, non di una scalata o di una corsa, come di solito si sono definite le elezioni presidenziali, anche quando a candidarsi, senza peraltro riuscire ad essere eletti, sono stati uomini di un certo temperamento come Amintore Fanfani. Che da segretario della Dc usava chiamare nel suo ufficio, all’Eur o o Piazza del Gesù, il suo vice Mariano Rumor spingendo il pulsante di un campanello. Al cui suono l’altro scattava e correva da lui ansimando.

Dario Franceschini, che non ha cariche nel Pd pur avendone avute, è il più attenzionato da Francesco Verderami sul Corriere della Sera per avvertirne umori, preferenze, progetti, iniziative, essendo stato il primo, o il più esplicito, ad avvertire che l’anno prossimo si voterà sì per le nuove Camere, ma in esse si comincerà subito a trattare sulla successione al Quirinale. Il suo primo obiettivo sarebbe di una spartizione: se la destra rimarrà al governo, il Quirinale dovrà andare alla sinistra. Il secondo obiettivo decifrato a Radio Franceschini, come nella seconda guerra mondiale si faceva ascoltando Radio Londra, sarebbe quello di mandare al Quirinale persone rappresentative certamente degli schieramenti politici cui appartengono ma non di vertice, diciamo così, per non far salire troppo la tensione. Cosa che avverrebbe a destra mandando la Meloni, i cui militanti a Roma sono ancora chiamati “fascisti” dal vice presidente forzista del Consiglio Antonio Tajani, e a sinistra Giuseppe Conte, non essendo candidabile per ragioni di età Elly Schlein, sei anni ancora, fra tre anni, al di sotto dei 50 richiesti dalla Costituzione. Franceschini invece ne ha 67 sin d’ora.

Radio Franceschini e i graffi di Damato sulla successione di Mattarella

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