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La banca più antica del mondo al centro di una battaglia per il controllo, ne parla il New York Times

L’inviato Bernhard Warner sul New York Times ha dedicato un articolo al Monte dei Paschi.

Banca Monte dei Paschi di Siena è la banca più antica del mondo. Ha superato l’ascesa e il declino dei Medici, guerre regionali e mondiali e perfino momenti in cui sembrava destinata a scomparire, tra cui il salvataggio da 5,4 miliardi di euro del 2017 e uno scandalo sui derivati che ne aveva fatto il simbolo della cattiva gestione bancaria.

Ma sotto la guida di Luigi Lovaglio, chiamato dal governo italiano nel 2022 per guidarne il rilancio, Monte dei Paschi è diventata una delle istituzioni finanziarie più solide d’Europa. Proprio per questo oggi è diventata un obiettivo di acquisizione.

Seduto a Palazzo Salimbeni, storica sede quattrocentesca della banca nel centro di Siena, Lovaglio ha riflettuto sulla nuova sfida dell’istituto, oggetto delle attenzioni del principale concorrente in una delle più combattute partite finanziarie degli ultimi anni.

“Sto lavorando giorno e notte per trovare la soluzione migliore”, ha dichiarato Lovaglio, reduce da una difficile battaglia interna che in primavera gli ha consentito di mantenere la guida della banca.

A giugno la situazione si è sbloccata quando Banco BPM, con sede a Milano, ha proposto una “fusione tra pari” con MPS. Il giorno successivo, Intesa Sanpaolo, la maggiore banca italiana, ha annunciato un’offerta ostile da 35 miliardi di euro, tra contanti e azioni, per acquisire Monte dei Paschi, che vanta circa 240 miliardi di euro di attivi.

Il piano di Intesa

Il progetto di Intesa è complesso.

Prevede una partnership con Unipol, che acquisirebbe circa metà della rete di sportelli di Monte dei Paschi. Alcune filiali operano ancora in piccoli centri toscani, persino sull’isola del Giglio. In questo scenario il nome storico di Siena scomparirebbe dagli sportelli.

Intesa è soprattutto interessata a quelli che considera i “gioielli della corona” di MPS:

• la partecipazione in Mediobanca;

• le attività di wealth management;

• la quota detenuta in Generali, compagnia assicurativa valutata circa 77 miliardi di dollari.

Monte dei Paschi aveva acquisito questi asset l’anno precedente con una sorprendente operazione che aveva visto la banca senese assumere un ruolo da protagonista.

A complicare ulteriormente il quadro, venerdì Banco BPM ha annunciato l’interruzione dei colloqui di fusione con MPS, lasciando la situazione in sospeso.

“Ha decisamente qualcosa di Game of Thrones”, ha commentato Johann Scholtz, analista bancario di Morningstar, riferendosi alla complessità delle alleanze e degli interessi in campo.

La febbre delle fusioni in Europa

Mentre l’attenzione della politica e delle autorità europee si concentra sul tentativo di UniCredit di acquisire la tedesca Commerzbank, una vera e propria corsa al consolidamento sta trasformando il settore bancario italiano.

Le banche europee stanno attraversando il periodo migliore dalla crisi finanziaria del 2008 grazie a:

• tassi d’interesse elevati;

• mercati azionari in crescita;

• forti ricavi dal risparmio gestito.

Nonostante gli inviti dell’Unione Europea e di Mario Draghi a favorire fusioni transfrontaliere capaci di creare campioni europei in grado di competere con colossi americani come JPMorgan Chase e Goldman Sachs, molti governi continuano a privilegiare operazioni nazionali.

Gli analisti di S&P Global Ratings hanno scritto a giugno che:

“Il settore bancario italiano è sull’orlo di una nuova era di fusioni e acquisizioni.”

Molto più di una banca

La prospettiva di una acquisizione di Monte dei Paschi ha provocato un’ondata di reazioni in Toscana.

A Siena, in particolare, cittadini e amministrazione comunale si sono schierati apertamente contro l’offerta di Intesa, temendo che rappresenti l’inizio della fine per una delle principali istituzioni della città.

Per secoli la banca è stata:

• uno dei maggiori datori di lavoro della regione;

• un importante finanziatore dell’economia locale;

• una presenza fondamentale nel sostegno alla cultura, al sociale e alla sanità.

La storica Fondazione Monte dei Paschi ha finanziato numerosi progetti, tra cui:

• l’ampliamento dell’ospedale cittadino;

• associazioni e servizi sociali;

• il celebre Palio di Siena.

“Monte non è soltanto una banca. È storia, cultura ed economia”, ha dichiarato Claudio Marignani, ex dipendente della banca e fondatore dell’associazione Sena Civitas.

Secondo Marignani, la comunità senese dovrebbe mobilitarsi per difendere l’identità della banca.

“Abbiamo grande fiducia in Lovaglio e attorno a lui c’è un forte sostegno della comunità. Ma c’è anche paura per i posti di lavoro e per l’identità di Siena.”

Anche la Chiesa cattolica è intervenuta.

L’arcidiocesi di Siena ha pubblicato una lettera aperta in luglio nella quale afferma che seguirà attentamente l’evoluzione della vicenda, auspicando che ogni decisione tenga conto delle famiglie e dell’occupazione.

Lovaglio ha affermato che il sostegno del territorio rappresenta una grande fonte di motivazione, pur ricordando che il destino della banca dipende innanzitutto dagli azionisti.

Visioni contrapposte

I senesi hanno già vissuto momenti simili.

Cinque anni fa Monte dei Paschi era una banca controllata dallo Stato e in gravi difficoltà. Un tentativo di salvataggio attraverso una fusione sponsorizzata da Roma fallì. Nel febbraio 2022 un rappresentante del governo Draghi chiese a Lovaglio di assumere la guida dell’istituto.

“Quando me lo chiesero, presi la decisione in cinque minuti”, ha raccontato.

Otto mesi dopo, lui e il suo team completarono un aumento di capitale da 2,5 miliardi di euro, che rimise definitivamente la banca su basi solide e ridusse la partecipazione dello Stato dal 64% circa a meno del 5% attuale.

Da allora il titolo MPS è salito di oltre 475%, sovraperformando ampiamente il settore bancario europeo.

Nel corso della sua lunga carriera bancaria, iniziata negli anni Settanta, Lovaglio afferma di non aver mai visto una tale frenesia di fusioni.

Tra le principali obiezioni all’offerta di Intesa cita:

• la sottovalutazione di MPS;

• il possibile smantellamento della rete storica della banca;

• la riduzione della concorrenza nei settori bancario e assicurativo.

“Come si può presentare un’offerta per smantellare la banca più antica del mondo proprio mentre sta completando il suo rilancio?”, si domanda Lovaglio.

E aggiunge:

“Mi preoccupa l’eccessiva concentrazione e il fatto che possa ostacolare la crescita delle piccole e medie imprese.”

La posizione di Intesa

L’amministratore delegato di Intesa Sanpaolo, Carlo Messina, vede la situazione in modo diverso.

Nel giugno scorso ha spiegato agli investitori che l’acquisizione porterebbe alla nascita di un campione bancario europeo, con vantaggi per azionisti e clienti.

Ha inoltre sostenuto che l’integrazione delle attività di Mediobanca trasformerebbe Intesa nella:

“UBS italiana”.

Lovaglio resta scettico. Sebbene il consiglio di amministrazione stia valutando varie opzioni strategiche, la banca ha chiarito di essere disponibile a esplorare operazioni di aggregazione che ritenga più favorevoli.

Fino a venerdì sera, Banco BPM sembrava il partner preferito.

Tuttavia esiste un altro soggetto fondamentale: Crédit Agricole, principale azionista di Banco BPM.

La direttrice finanziaria del gruppo francese, Clotilde L’Angevin, ha dichiarato a Bloomberg:

“Non saremo necessariamente noi a decidere, ma nulla può essere fatto senza di noi. E nulla può essere fatto contro di noi.”

Lovaglio non rivela quale sarà la prossima mossa di MPS.

Ammette però che tutta questa vicenda ha rafforzato una convinzione:

“Per sentirsi al sicuro, per avere un porto sicuro, bisogna essere più grandi.”

Nel tardo pomeriggio Lovaglio ha lasciato i suoi consulenti per passeggiare a Palazzo Pubblico, dove sono conservati gli affreschi di Ambrogio Lorenzetti dedicati agli effetti del Buono e del Cattivo Governo.

In una parete si osservano Giustizia, Temperanza, Prudenza, Fortezza e Pace, simboli di un governo virtuoso. Nell’altra compaiono personificazioni di Discordia, Guerra, Frode e Ira, sotto la guida di una figura demoniaca.

Davanti a queste immagini, il banchiere ha riflettuto sul futuro della sua istituzione.

“Trovo tutto questo estremamente stimolante e motivante”, ha detto, osservando attentamente gli affreschi mentre valutava la prossima mossa nella partita decisiva per il futuro di Monte dei Paschi di Siena.

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