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Il ritorno di Grillo non rappresenta una minaccia per Conte

Pietro Senaldi su Libero commenta il ritorno sulla scena politica di Beppe Grillo, giudicandolo più come una resa dei conti personale che come il tentativo di rilanciare un progetto politico. Secondo Senaldi, il fondatore del M5S accusa l’attuale dirigenza di aver tradito gli ideali originari del Movimento, ma Giuseppe Conte gli replica ricordandogli le sue stesse contraddizioni e il sostegno dato in passato al governo Draghi. L’editoriale sostiene che la vera preoccupazione di Grillo sia il controllo del simbolo del Movimento, oggetto di una battaglia legale. Anche nell’ipotesi di una vittoria, però, l’autore dubita che possa ricostruire una leadership politica alternativa, magari affidandola ad Alessandro Di Battista, ritenuto poco interessato a rientrare nei ranghi del M5S.

Senaldi osserva che il gruppo dirigente originario del Movimento si è ormai disperso e che molte delle figure più rilevanti hanno preso strade diverse, anche a causa dell’inaffidabilità attribuita allo stesso Grillo. Inoltre, ritiene che la vecchia base grillina non esista più: la protesta delle origini si sarebbe trasformata nella difesa di misure assistenziali e benefici economici introdotti durante gli anni di governo. Secondo l’autore, il ritorno di Grillo non rappresenta quindi una reale minaccia per Conte. Anzi, a guardare con interesse a eventuali nuove divisioni nel campo progressista sarebbe soprattutto il centrodestra, che potrebbe beneficiare della nascita di forze più radicali capaci di sottrarre consensi all’opposizione.

Il ritorno di Grillo non rappresenta una minaccia per Conte

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