Fare il sindaco di Impruneta e New York è difficile e a Siena ancora di più ma occorre essere capace di assumersi i rischi
Stefano Bisi.
Fare il sindaco è il mestiere più difficile del mondo. Puoi essere il primo cittadino di Impruneta o di New York, ma i problemi da affrontare sono ovunque, cambia solo la loro dimensione. Immaginate le difficoltà del sindaco di Siena che, oltre a pensare direttamente o indirettamente a strade e scuole, ordine pubblico e pulizie, deve governare anche il Palio. Hai gli occhi puntati addosso e il rischio di sbagliare è elevatissimo. Facile scontentare molti. Però sei il sindaco e siccome il teorema dei 5 Stelle, “uno vale uno”, si è rivelato una bischerata ciclopica, i cittadini scelgono Bianchi invece di Rossi perché pensano che Bianchi sia migliore di Rossi per governare una città.
Che vuol dire essere migliore? Significa che sei considerato più capace di un altro candidato e soprattutto che si pensa che tu sia in grado di assumerti le responsabilità che un altro non si prenderebbe. Ecco, Nicoletta Fabio è stata scelta perché i cittadini senesi l’hanno considerata adeguata per assumersi le responsabilità, soprattutto nel Palio che è argomento che conosce bene per essere stata priore dell’Istrice e rettore del Magistrato delle contrade. Ma nella decisione del rinvio del Palio al 3 luglio è stata troppo prudente. Ha preso la decisione attorno alle 13 quando la pista, grazie al sole, al vento e al lavoro eccellente dei dipendenti comunali, anche ad occhi inesperti sembrava in discrete condizioni. Invece si sono seguite le previsioni del tempo degli enti che talvolta sbagliano e non si è voluto rischiare di dover interrompere la liturgia paliesca in caso di pioggia. Ma quando non c’era il Lamma e i suoi fratelli che cosa facevano Ugo Bartalini e Roberto Barzanti, Canzio Vannini e Mauro Barni, Vittorio Mazzoni della Stella e Pierluigi Piccini? Rischiavano. Erano stati scelti dai cittadini perché considerati capaci di assumersi il rischio, parola sconosciuta nel vocabolario di Nicoletta Fabio.





