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Riflettori accesi sui fronti caldi ma una logorante guerra tecnologica si combatte in Bahrein

Ariel Piccini Warschauer.

Mentre i riflettori dei media internazionali rimangono accesi sui fronti caldi di Gaza e del confine israelo-libanese, nel Golfo Persico si consuma un’altra silenziosa ma logorante guerra tecnologica. L’ultimo segnale di questa escalation strisciante arriva direttamente da Manama, in Bahrein, quartier generale della Quinta Flotta degli Stati Uniti.

Il Comandante del CENTCOM (il Comando Centrale degli Stati Uniti), l’Ammiraglio Brad Cooper, ha voluto elogiare pubblicamente l’operato di una task force congiunta — composta da soldati e marinai americani — specializzata nella difesa anti-drone (C-UAS, Counter-Unmanned Aerial System). Il motivo? L’abbattimento di ben 14 droni d’attacco “one-way” (i cosiddetti droni kamikaze) di fabbricazione iraniana, neutralizzati nel corso delle ultime settimane.

“Oggi sono orgoglioso di premiare i soldati e i marinai americani assegnati a un’unità congiunta Counter-Unmanned Aerial System in Bahrain per le loro eccezionali prestazioni nel corso delle ultime settimane”, ha dichiarato l’Ammiraglio Cooper in una nota ufficiale. “L’incredibile professionalità, abilità e dedizione che hanno dimostrato ha salvato vite umane e reso possibile la difesa di un Paese nostro alleato”.

L’enfatizzazione di questo successo militare da parte del Pentagono non è casuale. Il Bahrain ospita una delle infrastrutture militari statunitensi più strategiche della regione, e la proliferazione di sistemi aerei senza pilota (UAV) da parte di Teheran e delle sue milizie per procura rappresenta una spina nel fianco costante per la sicurezza delle rotte commerciali e delle basi occidentali.

I droni “one-way” a basso costo, come i noti Shahed, sono diventati l’arma asimmetrica per eccellenza: economici da produrre, difficili da tracciare dai radar tradizionali e capaci di saturare i sistemi di difesa aerea.

Se da un lato la Casa Bianca rivendica l’efficacia dei propri sistemi di intercettazione, dall’altro l’episodio conferma quanto la stabilità del quadrante mediorientale sia appesa a un filo. Ogni drone abbattuto è il sintomo di un attacco sventato, ma anche la prova che il flusso di armamenti e la determinazione della rete legata a Teheran non accennano a diminuire.

La mossa di Cooper serve a rassicurare gli alleati del Golfo (a partire dalla monarchia del Bahrein, storicamente ai ferri corti con la Repubblica Islamica) sulla tenuta dello scudo protettivo americano. Tuttavia, per gli analisti, questa continua attività di intercettazione dimostra che il Golfo Persico resta una polveriera pronta a esplodere al minimo errore di calcolo di una delle due parti.

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