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Il sondaggio politico non è l’oracolo di Delfi, parola di Nando Pagnoncelli che della materia si intende

Nando Pagnoncelli su InPiù scrive che i sondaggi nomn sono oracoli. Nel dibattito politico e mediatico molti dei protagonisti, con il supporto dei sondaggi, danno per scontato che alle prossime elezioni legislative si verificherà un pareggio tra centrodestra e centrosinistra. Spesso vengo interpellato in proposito e a tutti invariabilmente rispondo, come faccio da molti anni inascoltato (quando non accusato di pavidità) che il sondaggio non è l’oracolo di Delfi, ma una fotografia del presente che può solamente fornire indicazioni di tendenza ma non previsioni certe, soprattutto in un contesto caratterizzato da molte incognite come quello che ci separa dalle elezioni del 2027. Proviamo ad elencarle: innanzitutto la legge elettorale, questione non da poco (proporzionale? Quale soglia di sbarramento? Con o senza premio di maggioranza? Con o senza indicazione della premiership? Con o senza voto di preferenza?); poi la data delle elezioni: in primavera o in autunno a fine legislatura? Aspetto non da poco, perché nel primo caso avremmo davanti una sola legge di bilancio, mentre nel secondo caso bisognerebbe considerare anche quella per il 2028 che va presentata alla Camera entro il 20 ottobre 2027. Poi: con l’election day per abbinare le legislative alle amministrative oppure no? Inoltre, con quale ”offerta politica”? Siamo certi che da qui alle elezioni non si presenteranno nuovi soggetti, per esempio nel campo dell’attuale opposizione, nel quale si ipotizza la presenza di una forza moderata e riformista? E quale sarà la fisionomia delle due coalizioni? Il sondaggio Ipsos di fine maggio evidenziava che il centrodestra, includendo Futuro nazionale era stimato in vantaggio sul centrosinistra, mentre senza l’alleanza con Vannacci prevaleva il centrosinistra. 
 
Siamo certi che le coalizioni saranno due o l’eventuale sistema proporzionale favorirà un raggruppamento di centro e, nel caso, l’apparentamento tra forze politiche verrà annunciato prima delle elezioni? E, ancora, quali saranno le proposte, i punti programmatici delle coalizioni e delle singole forze politiche (che, ricordiamolo, sono in competizione tra loro anche se appartengono alla stessa coalizione). Si potrebbe davvero continuare, per esempio considerando l’astensione (è destinata ad aumentare o a ridursi a seguito dell’ingresso di nuovi protagonisti nell’agone politico?), per non parlare dell’indecisione (tra gli elettori che oggi dichiarano di voler andare a votare due su tre stanno valutando due diversi partiti) e del momento in cui decideranno cosa votare (alle ultime elezioni il 25% degli elettori ha deciso se e cosa votare nella settimana antecedente la data del voto). Alla luce di tutto questo una domanda sorge spontanea: perché di parla insistentemente di pareggio? È espressione della consueta ossessione previsiva dell’ecosistema mediatico e politico, analoga a quella che anima il dibattito estivo sul vincitore dello scudetto nel campionato di calcio non ancora iniziato, oppure siamo in presenza della volontà di influenzare le scelte istituzionali (legge elettorale, data delle elezioni, ecc.) e quelle politiche con l’ausilio di sondaggisti compiacenti? Se così fosse ci sarebbe da preoccuparsi, perché il sondaggio, da strumento di democrazia si trasformerebbe in un rischio per la democrazia.

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