Il 16 luglio nuovo cda del Monte dei Paschi per dare a Bpm la possibilità di affinare l’offerta di fusione alla pari
Antonio Troise sul Quotidiano Nazionale offre un resoconto sul cda della Banca Monte dei Paschi del 22 giugno, ma soprattutto ipotizza scenari futuri.
Il Monte dei Paschi di Siena prende tempo sulle proposte presentate da Intesa e Bpm. Come era prevedibile, i dossier sono arrivati sul tavolo del cda dell’istituto guidato da Luigi Lovaglio (nella foto), ma non c’è stata alcuna scelta definitiva. Una riunione interlocutoria, aperta da un primo esame delle proposte e chiusa con la decisione di approfondire l’esame in un prossimo incontro, già convocato per il 16 luglio. Quasi un mese di tempo per consentire agli advisor finanziari Ubs Europe Se e BofA Securities, e agli studi legali BonelliErede e White & Case, di mettere a punto una relazione tecnica sulle possibili azioni strategiche, non escludendo la possibilità di un progetto alternativo a quello presentato da Intesa Sanpaolo e che potrebbe incontrare il gradimento del mercato. Un’Opas che configura, tra l’altro, il trasferimento di 635 filiali e del marchio Mps in Bper, che cambierebbe nome in Banca Monte dei Paschi. Un’operazione da circa 30 miliardi, messi sul piatto dal gruppo bancario guidato da Carlo Messina.
Lo slittamento al 16 luglio delle valutazioni potrebbe anche dare la possibilità a Bpm di affinare l’offerta di fusione alla pari con Mps già presentata l’8 giugno scorso. Il nodo resta quello delle diverse capitalizzazioni. Mps capitalizza 33,3 miliardi di euro, mentre Banco Bpm si attesta intorno a 23,8 miliardi di euro, con un rapporto di circa 1,4 volte a favore di Rocca Salimbeni. A questo si aggiunge il tema del 14% di Mediobanca ancora flottante, che dovrà essere integralmente acquisito da Mps per poi procedere al delisting di Piazzetta Cuccia. Insomma, resta sul tappeto il tema di un rilancio di Bpm, anche con qualche possibile alleato, a partire da Crédit Agricole, già presente nel capitale dell’istituto milanese con una quota che potrebbe arrivare fino al 29,9%. Del resto, con gli attuali rapporti di cambio, l’offerta di Intesa, che prevede anche una quota cash per gli attuali azionisti di Mps, potrebbe risultare ancora più allettante per il mercato.
Sul tavolo del Cda anche la fusione fra Mps e Mediobanca. Ieri, il Cda ha confermato che “tutte le attività di integrazione con Mediobanca procedono in linea con quanto annunciato”. Sono stati approvati, si legge in una nota diffusa ieri, i progetti di scissione mediante scorporo e scissione parziale. Il perfezionamento delle operazioni di riorganizzazione societaria è previsto entro il quarto trimestre di quest’anno.
Nel dettaglio, i Cda di Mps, di Mediobanca Premier e di Banca Widiba hanno approvato all’unanimità il progetto di scissione mediante scorporo di Mps a favore di Mediobanca Premier e il progetto di scissione parziale di Mediobanca Premier a favore di Widiba. Le delibere, spiega il Monte, si pongono in continuità con il percorso di attuazione del progetto di riorganizzazione del Gruppo Mps, approvato lo scorso 17 febbraio e che prevede — oltre alla fusione per incorporazione di Mediobanca in Mps — l’assegnazione delle attività di corporate & investment banking e private banking a servizio della clientela di fascia alta, incluse le branch estere di Mediobanca, a una società non quotata posseduta al 100% da Mps, che assumerà la denominazione di Mediobanca Spa, a favore della quale è previsto il trasferimento della partecipazione in Generali e l’integrazione delle reti di consulenti finanziari di Mediobanca Premier e Banca Widiba.





