Festival “Little Lucy”-Premio Pia Pera, prossimo appuntamento
Roberto Pizzi.
Come ci siamo proposti nell’articolo del 20 giugno, “A Lucignana, borgo di 170 abitanti, un festival letterario piccolo così”, intendiamo continuare, per quanto possibile, a dare notizie
sul programma del festival “Little Lucy”. Esso contempla, per sabato 27 giugno (ore 18), la premiazione dell’antropologo Vito Teti, risultato vincitore della terza edizione del Premio “Libreria Sopra La Penna – Pia Pera”.
Tale concorso letterario porta il nome della compianta scrittrice Pia Pera (Lucca il 12 marzo 1956 – 26 luglio 2016), unica figlia di Elvira Genzone e dell’ “imperscrutabile” – come lei stessa lo definì – famoso giuslavorista lucchese Giuseppe Pera del quale, con un articolo a parte, ci piace tratteggiare la figura di “libero pensatore” e di socio emerito della Croce Vede Pubblica Assistenza di Lucca. Pia Pera, giovanissima, lasciò la nativa città toscana per studiare Filosofia all’università di Torino. Sarà poi in Inghilterra per un dottorato in storia russa alla University of London e per due anni risiederà a Mosca dove perfezionerà la conoscenza della lingua slava. La padronanza delle lingue straniere le permetterà apprezzate traduzioni dal russo e dall’inglese.
Lavorerà per qualche anno a Milano, come editor, con Livio Garzanti. Poi, in cerca di una diversa dimensione del vivere, tornerà nella villa di famiglia di S. Lorenzo a Vaccoli, frazione di Lucca e qui maturerà in lei – come per il personaggio del racconto di Voltaire “Candido o l’ottimismo”, la consapevolezza che il faut cultiver notre jardin (occorre coltivare il nostro giardino) – ossia che al centro della sua produzione letteraria venga posta la filosofia del giardino, o meglio dell’ “orto” da seminare costantemente. Il giardinaggio, quindi, non come passatempo da snob, ma per coltivare in primis se stessi (come alla fine del racconto dell’illuminista francese citato) per poi passare alla successiva fase dell’intreccio amoroso dell’uomo con le piante. Da questa progressiva osmosi si potrà esaltare la ricerca della felicità, della libertà dell’ uomo in accordo con la natura, che Pia Pera descriverà nelle sue opere letterarie con spirito iconoclasta, anticonformista, giocosamente irriverente e disinibito (si pensi al romanzo abbastanza osé dal titolo La bellezza dell’asino, 1992). Di questo sposalizio con il verde prato e con le sue amate piante ci darà conto
L’orto di un perdigiorno (del 2003); a seguire Il giardino che vorrei (2006); Contro il giardino(2007); Giardino & Ortoterapia (2010), ripubblicato ampliato come Le virtù dell’orto (2016); Le vie dell’orto (2011). Pia Pera, nel 2012, dopo avere scoperto di essere gravemente malata (moriràquattro anni dopo), offre al lettore il suo capolavoro, che sarà il racconto della fase finale della sua vita, Al giardino ancora non l’ho detto (2016). La sua vita è narrata nel romanzo Due Vite di Emanuele Trevi (2021) vincitore del premio Strega 2021.
Ritornando al programma del festival citato ricordiamo, infine, che Sabato 27 giugno, alle ore 18, il premio “Libreria sopra la Penna” dedicato alla scrittrice della quale abbiamo tratteggiato una sintetica biografia, verrà consegnato, come detto in esordio, a Vito Teti. Nel programma ufficiale Teti dialogherà con Alba Donati e Giovanni Niccoli, mentre Pierpaolo Orlando, introdurrà l’evento. Vito Teti é definito come uno studioso che non osserva i luoghi da lontano, ma li attraversa, li ascolta, li abita. Antropologo calabrese, ha dedicato gran parte dei suoi studi alle cosiddette aree interne: l’ Italia dei paesi che si svuotano, delle case che non resistono ai terremoti eagli spopolamenti. Ha coniato il termine “restanza” che non è nostalgia né rassegnazione, ma un gesto attivo: la scelta di restare come forma di cura, come modo per tenere insieme ciò che sembra destinato a sgretolarsi. È un rimanere senza rimpianti, che vuole migliorare le condizioni delle piccole comunità cercando di predisporre per loro un tempo al futuro.




