#CULTURA #TOSCANA

Ricordo di un libero pensatore, il giuslavorista Giuseppe Pera

Roberto Pizzi.

Quando l’haute couture (l’alta moda) prende il posto dell’haute culture (alta cultura) e l’apparire fa aggio sull’essere, nelle coscienze più sensibili cresce il rimpianto per la scomparsa di personaggi come il prof. Giuseppe Pera, che in punta di piedi, senza far rumore, ci lasciò il 31 agosto del 2007. La Croce Verde Pubblica Assistenza mi ha pregato di ricordarlo come uno dei suoi più prestigiosi membri del Consiglio di amministrazione a partire dal 1981 e come iscritto alla Società per la Cremazione.

Giuseppe Pera, il padre della scrittrice Pia Pera (ricordata in questa rivista con altro articolo dedicato al  festival “Little City”) fu un uomo schivo, anticonformista, che rigettava ogni forma di retorica e che aveva scritto esplicitamente di non voler per sé “né studi, né discorsi, né in onore, né in memoria…”, ma il suo lascito morale è tale che ci impone almeno di accennarne alle giovani generazioni che hanno bisogno più che mai, in questi tempi superficiali, di tali esempi di vita. Nato a Lucca il 9 dicembre del 1928, in una famiglia contadina, trascorse la sua infanzia a San Cassianodi Controne, aiutando il padre nel faticosi lavori agricoli. Grazie all’interessamento dello zio prete, che scorse in lui una precoce intelligenza, fu avviato agli studi classici, prima al ginnasio dei salesiani di Livorno e poi al liceo Machiavelli di Lucca, quindi si iscrisse all’Università di Pisa, dove si laureò in giurisprudenza. Giuseppe Pera divenne uno dei più importanti giuristi italiani, particolarmente ferrato nel Diritto del Lavoro. Di lui è stato scritto che aveva una predisposizione innata per lo studio della legge, che lo portava direttamente al cuore del problema senza girarci intorno e che lo rendeva allergico ai sofismi di tanta parte della nostra letteratura giuridica. In lui prevaleva la libertà di pensiero, senza riguardo per nessun tabù della cultura dominante. Per otto anni e mezzo esercitò la professione di magistrato (era entrato nell’ordine nel 1955), abbandonando poi la comoda carriera per l’insegnamento universitario, nel quale si distinse per  andare sempre contro corrente nel modo di gestire il potere accademico, specie nelle vicende concorsuali, nelle quali cercò sempre di far prevalere il criterio del merito. Dal 1966 al 1975 e dal 1979 al 1988 fu membro di spicco dell’Associazione italiana del diritto del lavoro e della sicurezza sociale. Nel 1985 divenne direttore della Rivista Italiana di Diritto del lavoro. Ma gli studi non gli impedirono l’impegno sociale e politico. Antifascista, in quanto animato da spirito avverso ad ogni forma di autoritarismo, nel 1945 prese la tessera del  Partito d’Azione. Nel 1947 si iscrisse al Partito Socialista, impegnandosi con foga nelle lotte sociali dell’epoca e ricoprendone importanti cariche a livello provinciale. Ma nel 1952, non potendo accettare  -come ebbe a dire– “le idiozie macabre dello stalinismo”, venne espulso dal partito per “tradimento”. Mantenendo sempre vivo il suo impegno politico, manifestò simpatie per i socialdemocratici, per l’area radicale-repubblicana, poi per il partito liberale, interessandosi ancora ai repubblicani all’inizio degli anni ’90, in virtù dell’amicizia con Alfredo Petretti, il quale lo riforniva dei numeri della “Voce Repubblicana” che non erano reperibili in edicola, e ritrovandosi spesso insieme a lui e a pochi altri il 20 Settembre, nella omonima piazza lucchese, per ricordare la data che celebrava la fine del potere temporale del papato. Impossibile era, comunque, dargli una precisa connotazione partitica, poiché Pera era un pensatore libero e non inquadrabile in nessuna fazione. Laico a tutto tondo  era comunque pervaso da un suo originale spirito religioso che lo portava a manifestare ammirazione per la setta dei Quaccheri. Le sue ceneri sono state disperse nel cinerario comune del cimitero de La Cigna di Livorno.

(*) Estratto dal libro di Roberto Pizzi, “Solidarietà – Pensiero e Azione della Croce Verde P.A. di Lucca”, Lucca, 2023.

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