Molinari per Salvini al Viminale ma dice che la Lega deve essere meno Ponte e più Tav
Nella Lega si alza la temperatura, e in questo caso il meteo non c’entra, scrive La Stampa che intervista il capogruppo alla camera Riccardo Molinari (nella foto). Lunedì il tavolo di coordinamento per tornare a parlare di territori, la mossa di Matteo Salvini per raddrizzare la barra di un partito che a detta di molti osservatori sembra avere perso la bussola. Molinari, capogruppo della Lega a quel tavolo non prenderà posto.
Deluso?
«Io? La cosa mi solleva. E poi c’è una logica».
Cioè?
«Sarà un tavolo degli amministratori locali, senza capigruppo nè parlamentari».
Una ripartenza o una sovrastruttura?
«Lo ha annunciato Matteo Salvini come strumento per occuparsi più concretamente del territorio: Zaia e Fedriga lo hanno accettato come luogo di confronto».
Non ha risposto alla domanda.
«Il tavolo è già una risposta. Più che l’organizzazione interna con i nomi e i ruoli, che appassionano i media, il vero tema, accelerato dall’entrata in campo di Vannacci, è la mission del partito».
In altri termini?
«Non sarà una segreteria politica né un direttivo di partito ma un modo per coinvolgere maggiormente i governatori e dare maggior peso ai territori. Si tratta di confrontarsi su qual è la linea, la postura, diciamo così, del partito all’interno del governo».
E qual è, oggi?
«La Lega ha fatto e sta facendo un buon lavoro ma spesso questo non passa, schiacciati come siamo da Fratelli d’Italia e dall’immagine della premier».
Anche al vostro interno i governatori scalpitano.
«Alla gente interessa che la Lega faccia la Lega, che dia voce ai territori, e si muova all’unisono».
Sull’unisono ci sarebbe da discutere.
«Se si riferisce ai governatori, sono dirigenti di lungo corso. Non penso sia una questione di personalismi, e i temi che pongono sono condivisibili: giusto ascoltare chi chiede più attenzione al territorio».
Ma la Lega non dovrebbe essere già il partito dei territorio?
«Certo: siamo nati come il partito dei territori, e a livello amministrativo non siamo certo deficitari. Sul fronte della comunicazione, invece, la linea è passata di meno. Per certi versi si spiega, non sempre il lavoro amministrativo viene percepito all’esterno. Tutti si concentrano sul Ponte di Messina, forse converrebbe parlare più di Tav, Pedemontana, Terzo Valico: opere che hanno portato una quantità di risorse sui territori».
Territori: quindi casa, piccole e medie imprese, Sanità, anche.
«E attenzione ai comuni: ad esempio, le zone economiche speciali anche per alcune aree del Nord».
Un ritorno alle origini?
«Dobbiamo dare un’immagine più concreta e pragmatica».
La sicurezza?
«E’ un tema fortemente sentito soprattutto al Nord, dipende come lo si affronta: bisogna non solo denunciare i problemi ma spiegare il molto che è stato fatto».
Tassazione, lavoro?
«Probabilmente il ceto medio si aspettava di più, questo governo ha concentrato le risorse sulle fasce più in difficoltà».
Battaglie in cui avreste potuto impegnarvi maggiormente?
«Agricoltura e incentivi, impianti a biogas, province elettive».
Fratelli d’Italia da un lato, Vannacci dall’altra: come dire tra l’incudine e il martello.
«Non credo che Vannacci sia un problema per la Lega, da noi quello che poteva prendere l’ha già preso: peserà sempre di più su Fratelli d’Italia. Di sicuro è un problema per tutto il centrodestra, dato che punta a far vincere la sinistra».
E dire che l’avete “creato” voi: ve ne siete fatti una ragione?
«Premesso che la mia posizione su di lui è sempre stata contraria, vero che ha avuto il posto nella Lega, e che nella Lega si è costruito il suo partito Salvini l’ha preso in buona fede, ha provato a tenerlo dentro una struttura di partito, per essere un generale ha mostrato poca disciplina».
Il generale dentro o fuori il centrodestra?
«Ad oggi non vedo le condizioni per un Vannacci nel centrodestra».
Salvini al Viminale?
«Piantedosi è ottimo. Ma Salvini, con l’inchiesta, era fuori gioco: ora che è stato scagionato, giusto che torni».




