Un centro unito può fare centro, parola dell’ex segretario della Cisl Raffaele Bonanni
Un centro unito può fare centro, scrive l’ex segretario della Cisl Raffaele Bonanni sul Quotidiano Nazionale. Nella stagione dei populismi permanenti, una regola torna attuale: chi sta davvero al centro può fare centro. L’Italia è un Paese avanzato, aperto ai mercati, ricco di competenze e capacità produttive. Per questo non può inseguire ricette che appartengono alla propaganda più che al governo. Da un lato riaffiora la patrimoniale come risposta universale; dall’altro si alimenta una diffidenza sistematica verso la Ue. Spesso queste pulsioni si incontrano pur provenendo da schieramenti opposti. È il segno di una comune inadeguatezza davanti alle sfide del nostro tempo.
L’Italia non ha bisogno di nuove trincee ideologiche, ma di una strategia: rafforzare la propria presenza nel progetto europeo, contribuendo a una sovranità condivisa tra i popoli europei. L’alternativa non sarebbe più libertà nazionale, ma crescente subordinazione economica e politica. In un mondo dominato da giganti che controllano energia, materie prime critiche, tecnologie digitali, intelligenza artificiale, forza militare e influenza diplomatica, nessun Paese può bastare a se stesso. L’ultimo anno ha reso visibili questi rischi. È urgente rifondare il sistema politico attorno a pochi assi chiari: europeismo, atlantismo, cooperazione multilaterale, libero scambio, difesa comune. Non servono piccoli centri come appendici del bipolarismo. Serve un centro forte, autonomo, capace di riequilibrare il sistema e sottrarlo alla rendita elettorale del populismo.
Un segnale incoraggiante è arrivato da Milano, sotto l’insegna di Europeisti. Con Calenda, Cottarelli, Picierno, Marattin, Falasca, De Mita, prende forma un’ipotesi politica che guarda al cambiamento dell’Italia e dell’Europa. Non è casuale che ciò avvenga a Milano, città refrattaria agli estremismi. L’auspicio è che da qui nasca un rassemblement credibile. A una condizione: che i leader smettano di contarsi e inizino a unirsi. La governabilità richiede responsabilità, non vanità. Davvero.





